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Tell è un giornale on line fondato nel 2020 e rimasto attivo fino a maggio del 2026. Per mantenerlo in vita è stato necessario sostenere dei costi pari mediamente a 500 euro mensili. Investimenti maggiori non sarebbero stati possibili con le risorse a disposizione. Le attività sono state finanziate dalla sua proprietaria, una giornalista che per portare avanti il progetto ha investito i compensi ottenuti svolgendo altri lavori.

Con le somme impiegate – le poche a disposizione – siamo riusciti in sei anni a far arrivare sul nostro sito internet decine di migliaia di utenti da ogni parte d’Italia e da altri Paesi del mondo. Il tutto senza sponsorizzare i contenuti. Tell, nella sua attività, ha dovuto fare delle scelte: tra la sponsorizzazione dei contenuti e l’acquisto degli utenti, ha deciso di usare le scarne risorse a disposizione per offrire compensi adeguati ai suoi collaboratori, ai quali ha garantito per gli articoli somme superiori a quelle che pagano giornali con anni di storia e un seguito di milioni di utenti.

Tell voleva essere più di un giornale, più del progetto di business di una ditta individuale. Tell è stato un progetto sociale. Nel suo piccolo ha permesso nuovi introiti a giornalisti precari, ha insegnato il lavoro di giornalista a chi ha trovato nel nostro progetto un’occasione di crescita. Tell era rispetto, per chi legge e per chi scrive. Il nostro giornale è partito sin da subito da un’informazione “slow”, puntando su reportage, storie, approfondimenti, contenuti multimediali, e così è riuscito a garantire, con sforzi immensi, ai suoi lettori anche reportage svolti all’estero. Con consapevolezza abbiamo voluto intraprendere il percorso che è più difficile quando alle spalle mancano finanziatori di rilievo, ma è il tipo di informazione che volevamo proporvi: di qualità.

Siamo arrivati al punto in cui per crescere sarebbe stato necessario aumentare la produzione dei contenuti. Volevamo raddoppiare il nostro lavoro per voi, ma senza una forza economica di base necessaria per poter raggiungere i grandi numeri è stato difficile trovare il supporto di sponsor. I nostri sponsor li avevamo chiamati “sponsor sociali”, ossia soggetti non semplicemente interessati ad acquistare uno spazio per la pubblicità (i nostri competitors sarebbero molto più appetibili per chi ha risorse da investire). Ci sarebbe piaciuto il supporto di chi avesse condiviso il nostro spirito, e avesse valutato il nostro progetto per le ricadute sociali positive che si prefiggeva di ottenere: un giornale con base al Sud e lo sguardo aperto al mondo, che guardasse al territorio per comprendere fenomeni globali, che rispettasse i suoi giornalisti e tutti i lavoratori coinvolti nel progetto, che creasse opportunità di lavoro e che desse la possibilità di formare giornalisti che altrove non avrebbero avuto la stessa opportunità di crescere e di essere seguiti. Tutto questo non è stato possibile e abbiamo deciso di accettare che era necessario fermarsi. La nostra speranza è di aver lasciato almeno un’impronta, un esempio, un modello da seguire.