Fonte foto: studio Kene

Ha attraversato l’Africa alternando il cammino a piedi a qualche passaggio in auto, ha vissuto per mesi in una prigione per migranti in Libia, oltrepassato il Mediterraneo a bordo di un barcone. Tre anni di viaggio per arrivare in Italia. E ora, Mohamed Keita, appena 27 anni di età, espone al Museo archeologico nazionale di Napoli. In mostra al Mann ci sono le sue fotografie, e quelle scattate dai ragazzi del laboratorio che ha creato in Mali per aiutare i giovani a trovare un’alternativa, una strada per un futuro migliore. “Io volevo trasmettere a loro la mia esperienza positiva, così come hanno fatto gli altri con me”, ci racconta.

Mohamed Keita

Mohammed frequentava il centro gestito dalla onlus CivicoZero, a Roma, quando, più di cinque anni fa, un operatore gli mise una macchina fotografica in mano, una di quelle usa e getta. Una persona notò un suo scatto e lo invitò a frequentare un suo corso di fotografia. Studiava mentre faceva il facchino in un albergo. Oggi Mohamed è un fotografo. E non solo per se stesso. Una risorsa per i ragazzi che vivono in Mali, dove tre anni fa ha messo in piedi il suo laboratorio di fotografia.

Mohamed aveva 14 anni quando lasciò, nel pieno della guerra civile, il suo Paese, la Costa d’Avorio. Non senza rammarico. “Io sono stato costretto a lasciare il Paese dove sono cresciuto e dove mi sarebbe piaciuto vivere – dice, abbassando lo sguardo -. La politica mi ha costretto a partire, non mi ha dato possibilità di scegliere”.

I suoi genitori coltivavano la terra. E ora è il fratello a proseguire il loro lavoro. Era sua la struttura dove ora si insegna fotografia. “Non è soltanto un laboratorio – spiega Mohamed -, voglio educare i ragazzi, fargli vedere anche altri aspetti, per aiutarli a crescere”. “La scuola è importante, anche per imparare la fotografia”, dice. E, per questo, in Africa offre il suo sostegno a famiglie che non possono più permettersi di pagare le rette scolastiche. “Nel mio Paese – spiega – ci sono poche scuole pubbliche, che sono sovraffollate, e molte scuole private. Quelle private costano troppo e spesso, per questo motivo, i ragazzi sono costretti a interrompere il percorso scolastico. Io aiuto le famiglie a mantenere i bambini a scuola, così possono frequentare anche il laboratorio di fotografia”. “Per me è importante – aggiunge – perché tutto quello che ho realizzato fino ad oggi è grazie alla mia esperienza, alla possibilità che ho avuto di frequentare la scuola”.

Laboratorio di fotografia in Mali. Fonte foto: studio Kene

Ed è un’esperienza dura quella che si porta sulle spalle Mohamed Keita, un’esperienza che vivono tutte le persone come lui che sono costrette o che scelgono di lasciare la propria terra, affrontando il deserto e il mare, alla ricerca della salvezza o dell’eldorado che immaginano di trovare in Europa. Nella sua traversata verso l’Italia ha toccato diversi Paesi: Mali, Costa d’Avorio, Guinea, Algeria, Libia, Malta. Sul suo viaggio sta realizzando un documentario con cui intende raccontarli tutti. “In Libia sono stato in prigione per 5 mesi. Ho subìto un po’di violenze – rivela – poi sono stato in un campo per migranti a Malta, dove ci concedevano due ore di libertà”. “Però – dice – grazie a queste difficoltà sono riuscito a guardare il mondo da un’altra angolazione. E ora sto cercando di sfruttarle trasformandole in qualcosa di positivo. Queste esperienze mi hanno aiutato a conoscere le persone. Se fossi rimasto a casa non sarebbe stato così”.

E di positivo Mohamed nel 2017 ha creato Kené, il suo laboratorio di fotografia in Mali. “Kené significa spazio”, ci spiega. Sono 15, al momento, i ragazzi che lo frequentano. Tre anni fa ne erano appena 5. Hanno dagli 8 anni in su. “Io avevo l’idea e la fondazione Pianoterra mi ha sostenuto nel progetto. Gran parte del laboratorio è stato realizzato grazie a loro”. Ed è con il sostegno di Pianoterra che oggi espone anche al Mann.

“Il progetto è incentrato sulla fotografia, sulla bellezza, investe sulla persona, sui giovani che attraverso la fotografia si stanno riscattando”, dichiara Amedeo Siragusa, capoprogetto Kené per la fondazione Pianoterra“. “I lavori di ampliamento del laboratorio in Mali non sono terminati, perché siamo in continua espansione. Tra le tante attività che svolgiamo, facciamo anche lezioni di scrittura francese”, racconta. “Mohamed – dice – ci ha parlato della sua idea e noi l’abbiamo sostenuta. Mohamed è un fotografo. Che prima del Mann, ha esposto a New York, Venezia, Roma. Prima di Napoli, siamo stati a Prato”. Ora, a Napoli, sta conducendo anche un laboratorio per ragazzi del quartiere Sanità con il fotografo Claudio Menna: “Noi siamo abituati ad accompagnare le nostre mostre con laboratori fotografici sul territorio”, spiega Siragusa. “La nostra non è una semplice esposizione di foto scolastiche. Si un progetto curato nei minimi dettagli, da visitare”. Ci sono scatti di momenti didattici, oltre a quelli di Keita e a 50 foto realizzati dai ragazzi di Kené.  Sono in mostra al Mann fino al 30 novembre.

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