Fonte foto: asianews.it

Sabato erano state inaugurate nuove centrifughe per l’arricchimento dell’uranio e domenica, nell’impianto nucleare di Natanz, in Iran, si è verificato un blackout che ha creato danni enormi. Per Teheran si è trattato di un “atto terroristico”. Il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, ha accusato Israele di sabotaggio.

Il blackout sarebbe stato determinato da un attacco informatico. L’Iran oggi ha comunicato che nell’impianto si sarebbe verificata anche una piccola esplosione. A riportarlo è il giornale israeliano The Times of Israel, secondo il quale, inoltre, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, al segretario della Difesa degli Stati Uniti ha detto che non permetterà all’Iran di ottenere armi nucleari.

Il presunto attacco a Natanz è avvenuto in un momento delicato in cui l’Iran sta dialogando con i Paesi europei per decidere sul ritorno degli Stati Uniti e il rispetto degli impegni assunti nell’accordo nucleare del 2015, un accordo teso a limitare il programma nucleare iraniano. In cambio della cessazione delle sanzioni economiche imposte da Stati Uniti, Unione Europea e Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, l’Iran aveva promesso, tra le varie cose, di tagliare del 98% le riserve di uranio a basso arricchimento, di eliminare le riserve di uranio a medio arricchimento e di arricchire solo al 3,67% l’uranio per i successivi 15 anni.

Nel 2018, però, sotto la presidenza Trump, gli Stati Uniti sono usciti dall’accordo e hanno ripristinato le sanzioni economiche contro l’Iran. Il Paese mediorientale dopo vani tentativi messi in atto per aggirare le sanzioni statunitensi, nel 2019 ha prima annunciato che, diversamente dagli accordi presi, avrebbe aumentato il tasso di arricchimento dell’uranio dal 3,67% al 5%. Poi, dopo l’uccisione del generale iraniano Soleimani in un raid ordinato da Trump, nel 2020 ha annunciato che avrebbe ripreso l’arricchimento dell’uranio senza restrizioni.

Le elezioni presidenziali negli Stati Uniti del 2020 hanno portato alla vittoria di Joe Biden che, insediatosi alla Casa Bianca, ha comunicato la disponibilità degli Usa a rientrare nell’accordo se l’Iran avesse ricominciato a mantenere gli impegni stabiliti con l’accordo del 2015. Proposta accettata dall’Iran, che aveva garantito un ritorno ai livelli di arricchimento dell’uranio che erano stati stabiliti se gli Stati Uniti avessero tolto le sanzioni nei suoi confronti. Nel frattempo, però, a febbraio scorso, un attacco aereo in Siria ordinato da Biden ha provocato la morte di 22 miliziani filo-iraniani e l’Iran non si è resa disponibile a nuovi colloqui comunicando che fino a quando gli Stati Uniti non avranno prima revocato le sanzioni non ci sarà nessun incontro con loro.

E ora è arrivato l’attacco informatico, all’indomani dell’inaugurazione di nuove centrifughe, macchinari per l’arricchimento dell’uranio che con l’accordo del 2015 l’Iran si era impegnata a ridurre. Non sono stati ben definiti i danni, né quanto ci vorrà per ripararli, sembra invece più concreto il rischio che quanto accaduto inciderà sui negoziati sul nucleare in corso tra Iran e Stati Uniti.

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