Fonte foto: Instagram

Ventuno anni, studente di scienze infermieristiche ed ex coinquilino di Daniele De Santis. Antonio De Marco è il giovane fermato per l’omicidio dell’arbitro e della compagna Eleonora Manta, la coppia ammazzata il 22 settembre scorso a Lecce. A renderlo noto è stato ieri sera il procuratore capo di Lecce, Leonardo Leone De Castris, in un incontro con la stampa. Originario di Casarano, De Marco è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto. Interrogato nella notte, ha ammesso il duplice omicidio.

L’indagato aveva coabitato con De Santis nei mesi precedenti l’omicidio, si presume fino ad agosto scorso, in una stanza messa in affitto nell’appartamento dove l’arbitro e la fidanzata avevano intrapreso una convivenza il giorno prima di essere brutalmente ammazzati a coltellate.

Fondamentale nel dare un indirizzo nella ricostruzione dei fatti è stato un bigliettino trovato subito dopo il delitto, un bigliettino perso dal killer. “Questo ha dato la possibilità di comparare la grafia con quella dei documenti presso la prefettura e il Comune”, ha illustrato De Castris. Sui foglietti persi erano riportati l’itinerario da seguire per evitare le telecamere e le modalità dell’omicidio. L’uccisione era stata quindi pianificata nei minimi dettagli. “La ricostruzione dell’episodio ci dice che sicuramente c’è stata una fortissima premeditazione, e questo è rinvenibile sia dalle attività di ispezione che il soggetto ha fatto nei giorni precedenti e durante la giornata dell’episodio, sia proprio dall’esame e dall’interpretazione del bigliettino, dei famosi 5 foglietti”, ha dichiarato De Castris.

Secondo quanto si è limitato a anticipare procuratore di Lecce, “l’azione omicidiaria sarebbe dovuta essere preceduta anche da un’attività preliminare prodromica all’omicidio”. Nella casa di De Santis e della compagna sono state recuperate delle fascette stringitubo e altro materiale, che probabilmente dovevano servire a questo scopo: “Su questo non posso darvi altre indicazioni, però ciò che è stato rinvenuto nell’abitazione, cioè le striscette stringitubo e altro materiale ci indicano questa pista e ci fanno propendere per l’ipotesi che l’omicidio dovesse essere in realtà una rappresentazione anche per la collettività”, ha rivelato De Castris.

Non è stato ancora chiarito il movente, una circostanza che ha complicato le indagini, che – affidate ai carabinieri del comando provinciale di Lecce e del Ros – sono state per lo più tecniche. Da una parziale e preliminare perizia di comparazione grafica, all’esame dei filmati delle telecamere di videosorveglianza, alle intercettazioni e ad attività di osservazione, pedinamento e controllo. “L’unica cosa che non è stata possibile ricostruire secondo l’impostazione accusatoria è il movente, soltanto parzialmente ricostruito. Questo – ha spiegato il procuratore – per noi ha rappresentato una grande difficoltà iniziale, perché senza movente è difficile stabilire la pista da imboccare, ed è per questo che ci siamo attenuti a dati tecnici, e quindi solamente allo sviluppo di elementi obiettivi. Questa grande difficoltà mi ha spinto a seguire la vicenda con 4 magistrati: oltre a me, il sostituto assegnatario del procedimento e anche i due procuratori aggiunti”. “La città di Lecce esce da un incubo – ha concluso De Castris -perché questa vicenda ci ha intimamente preoccupato. Si tratta di una rarità nel panorama della criminologia penale”.

Secondo quanto chiarito in conferenza stampa dai carabinieri di Lecce, Daniele e Eleonora sarebbero stati uccisi con un pugnale da caccia comprato qualche giorno prima del delitto, un’arma di cui è stato rinvenuto solo il fodero.

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