L’autografo impresso sul suo braccio è di quelli che non si cancelleranno mai: tatuato sulla pelle. Un legame che sarà fisicamente eterno con Diego Armando Maradona per un tifoso napoletano che, per la firma del Pibe de Oro, qualche hanno sfidò il personale addetto alla sicurezza del campione.

In lacrime, tra la folla accorsa negli ultimi giorni fuori allo stadio San Paolo di Napoli per omaggiare Maradona, ci ha raccontato la storia di quello speciale autografo che porta sotto al tatuaggio del volto di Maradona.

“Era un sogno: feci il tatuaggio di Maradona a 15 anni, ma senza la sua firma, perché dovevo riuscire a farmela autografare da lui”, dice. E, per avere quella firma per sempre sul suo corpo, ha atteso anni.  “Fortunatamente ci sono riuscito 3 o 4 anni fa. Stavo lavorando ad Avellino – racconta -. Seppi che lui doveva partecipare ad una trasmissione e andai lì la mattina alle 8 senza maglia, a zero gradi. Lo aspettai per 5 ore ma non mi fecero entrare. Alle fine feci un salto, arrivai davanti a lui, c’erano otto o nove guardie del corpo. Io gli chiesi l’autografo, girai il braccio, si fermò, allontanò le guardie del corpo e mi firmò l’autografo”.

“Il legame con Diego è nato che eravamo bambini. Poi la storia parla da sé, la dignità che ci ha dato, le gioie. Noi non abbiamo vinto né prima, né dopo, noi abbiamo vinto con lui. E penso che resterà sempre così”, afferma con le lacrime agli occhi.

Sono tanti i tifosi che a Napoli hanno un tatuaggio di Maradona. Ognuno ha il suo particolare ricordo del campione. Come il supporter che con orgoglio mostra il video su Youtube: “Mi spintonò perché gli stavamo troppo addosso. Poi l’ho perdonato. Lui in seguito mi abbracciò pure”.

Tante sono le storie che si susseguono nel pellegrinaggio che da giorni va avanti allo stadio San Paolo. Ieri, l’ultimo saluto, mentre in campo il Napoli giocava la partita di Europa League con i croati del Rijeka. I tifosi, per omaggiare Maradona, prima hanno circondato lo stadio con dei fumogeni rossi, poi, prima del fischio di inizio della gara, hanno partecipato dall’esterno al minuto di silenzio.

Erano in centinaia, la maggior parte assembrati. E diversi non indossavano la mascherina. Accalcati urlavano il dolore per la perdita di Maradona. Saltavano e intonavano cori. C’era addirittura chi era arrivato dalla Calabria (regione con restrizioni anti-Covid da area rossa). Così per ore hanno affollato l’area adibita a parcheggio, con un stadio circondato da blindati e auto delle forze dell’ordine.

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