Fonte foto: twitter

“Libérez Sonko” invocano i manifestanti in Senegal. Nel Paese dell’Africa occidentale si sta protestando da giorni per chiedere la liberazione di Ousmane Sonko, il leader del partito Pastef, deputato all’opposizione, che si candiderà alle prossime elezioni presidenziali.

L’evento da cui è partito tutto è la denuncia presentata circa un mese fa da una dipendente di un centro estetico che accusa Sonko, 46 anni, di violenza sessuale. Ma lui si dice innocente, e con i suoi sostenitori ritiene che si tratti di un complotto che sarebbe stato architettato dal presidente senegalese, Macky Sall, per metterlo fuori gioco in vista del voto del 2024.

Ousmane Sonko. Fonte foto: Facebook

Sonko il 3 marzo si stava recando in tribunale per difendersi dall’accusa di stupro quando è stato arrestato a Dakar per disturbo dell’ordine pubblico. Quel giorno centinaia di giovani si riversarono in strada per accompagnare la sua auto nel tragitto fino al palazzo di giustizia, ma la polizia intervenne per disperderli e bloccò il deputato.

“La mia macchina è bloccata da più di un’ora dalla gendarmeria guidata dal prefetto di Dakar. Questo prefetto stava dicendo che rilasceranno un mandato di cattura per raccogliermi con la forza”, raccontava Sonko su Facebook nei momenti dell’arresto.

Ma voiture est bloquée depuis plus d’une heure par la gendarmerie commandée par le préfet de Dakar.
Ce préfet a été…

Pubblicato da Ousmane SONKO su Mercoledì 3 marzo 2021

 

A Dakar quel giorno esplosero disordini con scontri a sassate tra manifestanti e polizia. Le contestazioni non si sono fermate. L’onda della rivolta ha travolto anche altre città senegalesi e le manifestazioni sono andate avanti fino a oggi, con una Dakar invasa da migliaia di dimostranti.


Diverse le denunce sui social di senegalesi che parlano di repressione violenta da parte della polizia, che sparerebbe anche sulla folla. A uno studente ferito durante le manifestazioni è stato amputato il braccio.

Molte persone, inoltre, accusano il governo di bloccare internet per non permettere la diffusione di immagini e notizie su quanto sta accadendo nel Paese. Conferma le restrizioni anche la piattaforma Netblocks, che ha osservato in Senegal limitazioni nei social media e nelle app di messaggistica.

L’arresto di Sonko sembra la miccia che ha fatto esplodere un’insoddisfazione già diffusa nel popolo. Molti infatti sono i manifestanti scesi in piazza per chiedere un Senegal libero da quella che definiscono una “dittatura”. Di fronte al dilagare delle proteste è stata chiusa la strada di accesso al Palazzo presidenziale a Dakar.


La protesta ha superato anche il Mediterraneo. A Milano momenti di tensione con la polizia si sono registrati fuori al consolato senegalese quando un gruppo di persone che stava manifestando per chiedere la liberazione di Sonko avrebbe tentato di superare le transenne poste a protezione dell’ingresso agli uffici.

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