Fonte foto: Facebook

La violenza jihadista continua a mietere vittime in Burkina Faso. Nei giorni scorsi si è consumato nel nord-est del Paese africano il più grave attentano terroristico dal 2015. Nel villaggio di Solhan tra il 5 e il 6 giugno sarebbero state uccise almeno 160 persone. I loro corpi senza vita sono stati trovati in fosse comuni. C’erano anche dei minorenni.

Il presidente del Burkina Faso, Roch Marc Christian Kaboré, lo ha definito un atto “barbarico”. Nell’assalto sono state incendiate le case e il mercato. Sangue e distruzione, che i jihadisti continuano a diffondere nella “terra degli uomini integri” da circa 6 anni. Per espandere il proprio dominio colpiscono le aree più povere e isolate. Uccidono, devastano. E il terrore costringe le popolazioni alla fuga verso le città.

Sull’ultimo massacro in Burkina Faso è intervenuto anche Papa Francesco durante l’Angelus: “L’Africa ha bisogno di pace e non di violenza “. E in un tweet ha scritto: “Sono vicino ai familiari e all’intero popolo burkinabé, che sta soffrendo molto a causa di questi ripetuti attacchi. L’Africa ha bisogno di pace e non di violenza”.

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