Fonte foto: Pixabay

Prevenire e contrastare la discriminazione e la violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità. Sono questi gli scopi del ‘Ddl Zan’, la proposta di legge su cui si discute da tempo e sulla quale la politica si è spaccata. La discussione si è inasprita dopo l’intervento del Vaticano sull’iniziativa del Parlamento.

Cosa prevede la legge contro l’omofobia

Il Ddl Zan è già stato approvato alla Camera dei deputati. È ora all’esame in Senato. Innanzitutto il testo specifica le definizioni di sesso (quello biologico o anagrafico), genere (qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso), orientamento sessuale (l’attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi) e di identità di genere (l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione).

La proposta di legge introduce modifiche all’articolo 604-bis del Codice Penale che disciplina la propaganda l’istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa volendo aggiungere ai motivi anche quelli legati, appunto, al sesso, al genere, all’orientamento sessuale, all’identità di genere e alla disabilità. Si modifica anche la legge del 1993 su discriminazione razziale, etnica e religiosa.

L’articolo 4 del Ddl Zan è quello che ha fatto più discutere. Esso recita: “Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”. Su questo passaggio diversi esponenti politici si trovano in disaccordo perché temono che la legge possa rappresentare occasione di bavaglio o censure alle proprie idee.

Il Ddl Zan istituisce la Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia: la data scelta è il 17 maggio. L’obiettivo è promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere. Il testo assegna alle scuole un importante ruolo in tal senso.

Per la prima volta in Italia si parla di una strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Inoltre, per verificare l’impatto della legge e l’effettiva realizzazione delle politiche per il contrasto della discriminazione e della violenza, l’istituto nazionale di statistica dovrà svolgere una rilevazione statistica con cadenza almeno triennale per “misurare” opinioni, discriminazioni e violenza subite e le caratteristiche dei soggetti più esposti al rischio.

Il Vaticano

Sulla legge Zan è intervenuta la Segreteria di Stato del Vaticano che, attraverso una “nota verbale”, ha chiesto modifiche al testo di legge ritenendo che lo stesso violerebbe alcuni articoli del Concordato. “Alcuni contenuti dell’iniziativa legislativa – particolarmente nella parte in cui si stabilisce la criminalizzazione delle condotte discriminatorie per motivi ‘fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere’ – avrebbero l’effetto di incidere negativamente sulle libertà assicurate alla Chiesa cattolica e ai suoi fedeli dal vigente regime concordatario” si legge nel testo del Vaticano.

Non è mancata la risposta di Draghi. “Il nostro è uno stato laico, il Parlamento è sempre libero di discutere” ha detto il Premier. Gli hanno fatto eco le parole del presidente della Camera, Roberto Fico: “I parlamentari decidono in modo indipendente. Noi non accettiamo ingerenze: il Parlamento è sovrano e tale rimane”. Una risposta netta rispetto a quella degli esponenti dei partiti politici che si dividono sul tema. Enrico Letta del PD vorrebbe arrivare subito all’approvazione del disegno di legge. Salvini, invece, insiste sulle modifiche proponendo un testo che non sia, a suo parere, ideologico. A favore dell’approvazione del Ddl Zan le realtà associative che da anni lavorano per contrastare la violenza sui vari aspetti affrontati dalla proposta di legge.

L’ultima parola spetta ai Senatori della Repubblica Italiana.

Se vuoi sostenere tell, inviaci una donazione o scrivici a info@tellonline.it per la tua pubblicità sul nostro sito.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here