“Dedico questo dipinto a tutte le donne. Se sei donna (cis, trans…) e hai subito una qualsiasi violenza, ti invito a firmare questo tributo ad Artemisia Gentileschi”, si legge su un cartello scritto a mano. Emanuela, giovane pittrice di 23 anni, intanto ritocca la sua opera. Nel centro storico di Napoli, davanti alla sua tela, sta ultimando il volto di Artemisia Gentileschi, pittrice di scuola caravaggesca che fu vittima di stupro.

La sua non è una semplice opera d’arte, è un’iniziativa per le donne vittime di violenza. Emanuela vuole rievocare il ricordo di un fatto, ossia lo stupro di Artemisia, ma non solo. Partendo da questo espediente, ha voluto raggruppare diverse testimonianze e si sta organizzando per lanciare una raccolta fondi con l’obiettivo di devolvere il ricavato ad un centro antiviolenza sovvenzionato e supportato dalla Regione Campania, che potrà dare supporto legale ed economico alle categorie di persone che subiscono la violenza di genere.

Quando le si domanda come è nata quest’idea lei risponde dicendo che “nel quotidiano ha avuto modo di vedere molta violenza machista” e che “ nonostante si sia sempre informata rispetto alla disparità di genere e alla violenza di genere, è stato l’universo a portarla in questo percorso nel momento in cui era pronta”. Due mesi fa, leggendo il processo di Artemisia Gentileschi e parlandone con le persone intorno a lei, Emanuela ha compreso che era sulla strada giusta e che era giunto il momento di portare il dipinto sulle strade di Napoli, invitando le donne che hanno subito violenza machista a firmare il dipinto, “perché – afferma – l’opera rappresenta Artemisia e, dove l’artista raffigurata posa il pennello, le passanti sono invitate a firmare in segno di solidarietà”.

Emanuela si è da poco laureata all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Dipinge da circa cinque anni, da autodidatta. In seguito si è formata privatamente con la rinomata Francesca Strino e suo padre, Gianni Strino. Al centro dei suoi ritratti ci sono per lo più le donne. “Sin dall’inizio dipingevo corpi di donne. Dal mio punto di vista, le donne, armonicamente parlando, si prestano meglio per determinati tipi di quadri”, spiega la giovane artista. “In passato – racconta – ho anche dipinto ritratti maschili, che sono le persone della mia vita, in particolar modo mio fratello, ma comunque sono sempre ritornata su un modello femminile”.

Da qualche settimana Emanuela la si può incontrare in piazza San Domenico Maggiore: ha indosso degli abiti colorati, dipinge seduta su uno sgabello. Di tanto in tanto impasta i colori sulla tavolozza riposta nella mano sinistra, e racconta ai passanti che “in vista degli studi di magistrale ha deciso di concentrarsi su quella che poteva essere un’opportunità per ampliare il suo bagaglio pittorico ed artistico”. Tra i vari progetti che sta portando a termine c’è proprio il tributo alla celebre pittrice Artemisia Gentileschi.

“Per i passanti – ci rivela -, stabilire quale sia il polo di attrazione di questo progetto artistico, è un’ardua impresa”. Che sia l’intensità del pensiero della giovane pittrice, il suo spirito magnanimo, o la poetica dei modelli femminili raffigurati nei suoi quadri? Difficile dirlo. Quel che è certo è che chiunque, senza distinzione di genere, non può rimanere indifferente.

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