Fonte foto: screenshot video

E’ stato di poco più forte del terremoto che nel 2010 causò la morte di circa 222mila persone, quello che ieri ha portato di nuovo devastazione e vittime ad Haiti. Nell’isola caraibica che si trascina tuttora gli effetti della catastrofe di 11 anni fa, che deve superare l’instabilità politica degli ultimi anni e il recente assassinio del suo presidente Jovenel Moise, ieri una potente scossa di magnitudo 7,2 ha portato ancora una volta macerie e morti.

Sono, al momento, almeno 304 le vittime, più di 1800 i feriti. Ma il bilancio è destinato ad aggravarsi. Si continua a scavare tra le macerie.

Interi edifici sono crollati. L’epicentro del terremoto è stato, secondo l’US Geological Survey (Usgs), a circa 12 km dalla città di Saint-Louis du Sud, nella zona occidentale del Paese. Il terremoto è stato avvertito anche nella capitale, Port-au-Prince, a circa 125 km di distanza.

Il primo ministro Ariel Henry ha affermato che ci sono stati “danni estesi” e ha dichiarato lo stato di emergenza per un mese. “La cosa più importante è recuperare il maggior numero possibile di sopravvissuti sotto le macerie”, ha detto. “Abbiamo appreso che gli ospedali locali, in particolare quello di Les Cayes, sono sommersi da persone ferite e fratturate”.

La città più colpita sarebbe Les Cayes, dove, secondo quanto riportano anche i giornali locali, l’ospedale è stato travolto dai feriti. Per le strade diversi edifici crollati, auto danneggiate, persone che urlano alla ricerca dei dispersi, volontari che a mani nude tirano fuori corpi dai calcinacci.

Un supporto arriverà dagli Stati Uniti d’America, lo ha garantito il presidente Joe Biden, che ha parlato di una “risposta americana immediata” per aiutare Haiti e ha affermato che l’Usaid lavorerà per sostenere gli sforzi per “valutare i danni e assistere gli sforzi per recuperare coloro che sono stati feriti e coloro che devono ora ricostruire”.

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