Sopravvivere alla guerra

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Tra le rovine della guerra procede la vita nelle città bombardate in Ucraina. “Questa è la mia casa”, dice Dasha, mostrando ciò che ne è rimasto: macerie. Sulla sua auto i segni dei combattimenti: diversi fori di proiettile. Approfitta della telecamere per rassicurare le sorelle in Italia che non sente dal 3 marzo scorso: “Qui stiamo tutti bene. Vi voglio bene”. Tra le braccia stringe il più piccolo dei suoi tre bambini.

Le lacrime, la paura, il dolore per le perdite, la gioia di ritrovare i propri cari, accompagnano le giornate di chi è rimasto. “E’ dura, bombardano continuamente. Non riusciamo neanche a prendere gli aiuti umanitari”, dice una donna in fila per il pane. “La differenza tra la pace e la guerra è che non hai acqua, luce e gas. Qui alcuni hanno i bambini, altri i genitori malati, alcuni non hanno i soldi. E’ dall’8 marzo che ci spostiamo da un seminterrato all’altro. Nessuno era preparato per tutto questo”, racconta. Per l’acqua – dove non c’è – bisogna mettersi in coda dalle prime ore del mattino. In attesa ci sono tanti anziani e dei bambini.

In molti hanno perso la casa. “Speriamo che ricostruiscano il centro storico. Queste case hanno superato due guerre”, si augura Dasha. Il pericolo di incappare in qualche mina è imminente. C’è chi ha visto corpi esplodere, i propri sacrifici finire in frantumi. Qualcuno non vede da tempo i familiari e non ha idea di dove siano finiti. “Vogliamo la pace, vogliamo la fine della guerra”, implorano gli ucraini.


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