Fonte foto: governo.it

Mario Draghi resterà al governo se si riuscirà a ricostruire un patto di fiducia. Lo ha detto al Senato dove ha reso oggi le sue comunicazioni dopo che il capo dello Stato Sergio Mattarella ha deciso di non accogliere le sue dimissioni. “L’unica strada, se vogliamo ancora restare insieme, è ricostruire daccapo questo patto”.

Il premier italiano il 14 luglio scorso aveva presentato le sue dimissioni da presidente del Consiglio: al voto di fiducia al Senato sul decreto Aiuti, i senatori del M5s – partito al governo – si erano astenuti, e questo per Draghi “ha certificato la fine del patto di fiducia che ha tenuto insieme la maggioranza”. “Ritengo – ha detto – che un presidente del Consiglio che non si è mai presentato davanti agli elettori, debba avere in Parlamento il sostegno più ampio possibile, questo presupposto è ancora più importante in un contesto di emergenza”. “Il voto di giovedì scorso – ha affermato – ha certificato la fine del patto di fiducia che ha tenuto insieme questa maggioranza. Non votare la fiducia a un governo di cui si fa parte è un gesto politica chiaro. Non è possibile ignorarlo, perché equivarrebbe ad ignorare il Parlamento, non è possibile contenerlo, perché vuol dire che chiunque può ripeterlo, non è possibile minimizzarlo perché viene dopo mesi di strappi ed ultimatum”.

Il governo si è formato a febbraio del 2021, quando tutti i principali partiti presenti in parlamento, eccetto Fratelli d’Italia, decisero di partecipare alla formazione dell’esecutivo guidato dall’ex presidente della Bce. Il governo ottenne la fiducia con un sostegno trasversale in parlamento. Draghi ha elogiato l’Esecutivo per la coesione che inizialmente aveva permesso di agire velocemente e efficacemente nell’interesse degli italiani. Quella coesione, però, ha iniziato a “sfarinarsi” con il passare dei mesi.

“Purtroppo, con il passare dei mesi, a questa domanda di coesione che arrivava dai cittadini, le forze politiche hanno posto un crescente desiderio di distinguo, di divisione. Le riforme del Consiglio superiore della Magistratura, del Catasto, delle concessioni balneari, hanno mostrato un progressivo sfarinamento della maggioranza sull’agenza di modernizzazione del Paese. In politica estera abbiamo assistito a tentativi di indebolire il sostegno del governo verso l’Ucraina, di fiaccare la nostra posizione al disegno del Presidente Putin, le richieste di ulteriore indebitamento si sono fatte più forti proprio quando maggiore era il bisogno di attenzione alla sostenibilità del debito. Il desiderio di andare avanti insieme si è progressivamente esaurito e con esso la capacità di agire con efficacia, con tempestività, nell’interesse del Paese”.

Draghi ha elencato i risultati conseguiti con le politiche messe in campo dal suo governo, ha ribadito la posizione dell”Italia a supporto dell’Ucraina e la necessità per il Paese di “mantenere un ruolo guida nell’Unione Europea e nel G7”. Ha parlato dell’importanza di avere un governo unito per poter attuare le necessarie riforme e per raggiungere gli obiettivi previsti nell’ambito del Pnrr.

E’ stata la mobilitazione degli ultimi giorni dei cittadini, delle associazioni, a spingerlo ad aprirsi a un nuovo patto di fiducia in alternativa alle dimissioni. Draghi si è detto particolarmente colpito dalla richiesta arrivata dai circa 2mila sindaci e dal personale sanitario a non abbandonare l’incarico. Il premier, però, ha messo in chiaro quali saranno i punti del suo programma di governo, se dovesse restare a capo dell’Esecutivo, quelli sulla base dei quali i partiti dovranno decidere se accordargli fiducia. Tra i punti elencati c’è anche  l’accelerazione sulla “installazione dei rigassificatori, a Piombino e a Ravenna”, questione su cui ha lanciato il suo messaggio ai partiti che si sono opposti agli impianti: “Non è possibile – ha detto Draghi – affermare di volere la sicurezza energetica degli italiani e poi, allo stesso tempo, protestare contro queste infrastrutture. Si tratta di impianti sicuri, essenziali, per il nostro fabbisogno energetico, per la tenuta del nostro tessuto produttivo”.

Per restare a capo del Governo italiano, quindi, Draghi chiede “un sostegno convinto all’azione dell’Esecutivo, non un sostegno a proteste non autorizzate, talvolta violente, contro la maggioranza di governo”. “All’Italia – ha concluso – non serve una fiducia di facciata, che svanisca davanti ai provvedimenti scomodi. Serve un nuovo patto di fiducia, sincero e concreto come quello che ci ha permesso finora di cambiare in meglio il Paese. I partiti e voi parlamentari siete pronti a ricostruire questo patto? “. Nella giornata di domani, Draghi interverrà anche alla Camera dei Deputati.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here