Fonte foto: screenshot video

Uccisioni in un villaggio e in un campo di rifugiati in Nigeria, nessun presunto colpevole è stato individuato ma in molti puntano il dito contro i pastori Fulani. Sono circa 50 le persone che sono state uccise in diversi attacchi armati nello stato di Benue, nel centro-sud della Nigeria. Il primo luogo preso di mira stato è un mercato nel villaggio di Umogidi. Gli attacchi sono avvenuti martedì e mercoledì nello stesso posto, sebbene la polizia locale ne abbia dato notizia solo giovedì, comunicando che nella prima aggressione sono state uccise tre persone mentre nella seconda almeno 47.

Bako Eje, un funzionario del governo locale, ha comunicato all’Afp (Agence France-Presse, agenzia di stampa francese) che gli uomini armati hanno dato inizio al secondo attacco mercoledì pomeriggio quando la gente era in lutto per le tre persone uccise il giorno prima. I residenti hanno dichiarato che molte persone sono corse nel bosco per nascondersi, ma il tentativo di fuga non è servito poiché sono state uccise.

Le cause

Non sono ancora note le cause né gli autori degli attacchi, ma le autorità del posto ritengono che tutto ciò possa riguardare i frequenti scontri fra i pastori Fulani e gli agricoltori della zona, scontri che si presentano spesso soprattutto per questioni relative ai terreni. Si tratta di un conflitto decennale nelle regioni nord-occidentali e centrali della Nigeria, e lo stato di Benue è duramente colpito a causa dei suoi abbondanti raccolti in una regione di povertà e fame, ma questi frequenti scontri sul territorio hanno portato a una riduzione delle rese agricole.

Le organizzazioni umanitarie informano che la crisi che colpisce la produzione alimentare nella regione potrebbe portare all’insicurezza alimentare tra la popolazione.

Assalto in un campo per rifugiati

Le autorità dello Stato del Benue, a distanza da diverse ore dall’ultimo assalto al villaggio di Umogidi, hanno poi riferito di nuova strage da parte di uomini armati che hanno attaccato un campo per rifugiati, uccidendo almeno 37 persone nell’edificio di una scuola che ospitava diverse famiglie sfollate. Anche su questo caso si sa poco, ma secondo quanto riporta la stampa locale i risedenti locali attribuiscono la responsabilità (della strage del villaggio e del campo dei rifugiati) ai pastori nomadi di etnia Fulani.

Milioni di sfollati in meno di 10 anni

A febbraio, il governatore dello stato di Benue, Samuel Ortom, ha dichiarato che più di 6.000 persone sono state uccise in scontri comunali da quando ha assunto l’incarico nel 2015, comunicato che gli attacchi hanno lasciato lo stato alle prese con oltre due milioni di sfollati interni che vivono in condizioni terribili.

La questione Fulani

Sebbene la maggior parte della popolazione punta il dito contro i pastori Fulani, c’è chi la pensa diversamente. “C’è una campagna deliberata di demonizzazione dei pastori Fulani, che è iniziata a Benue e si è diffusa in altre parti della Nigeria”, ha dichiarato Baba Usman Ngelzarma, presidente della Miyetti Allah Cattle Breeders Association of Nigeria. “Non stiamo esonerando i pastori Fulani dal coinvolgimento in alcuni degli attacchi, ma il modo in cui vengono sempre incolpati per ogni attacco è ingiusto e prevenuto”, ha proseguito chiedendo un’indagine affinché si trovino i veri colpevoli.

Il conflitto tra i pastori Fulani e gli agricoltori non è una novità in Nigeria. Nel 2014, infatti, c’è stato il quarto conflitto più mortale al mondo. Nel 2018, la Bbc intervistò Sebastian Nyamgba, un contadino che raccontò di Padre Gor. Nyamgba mostrò degli schizzi di sangue in un bungalow adiacente alla chiesa locale, Sant’Ignato: quella era la casa del sacerdote Padre Joseph Gor e quello era il suo sangue. Padre Gor fu ucciso nella sua chiesa cattolica, nel piccolo villaggio di Mbalom, a circa un’ora di auto a sud dalla capitale dello stato di Benue, Makurdi. “Gli hanno sparato mentre stava salendo su questa moto per scappare e il suo sangue è stato spruzzato sul muro” raccontò Sebastian Nyamgba.

Padre Gor e Padre Felix Tyolaha stavano parlando di come organizzare la messa mattutina quando degli uomini armati incominciarono a sparare. In quella sparatoria Padre Gor fu ucciso per primo, poi perse la vita Padre Tyolaha (sopravvissuto in precedenza ad un attacco da parte di presunti pastori nella regione di Guma a Benue), così come 15 dei loro parrocchiani. Sebastian Nyamgba non aveva dubbi che gli assassini fossero i pastori Fulani poiché disse di averli sentiti parlare in lingua fula (o fulani) mentre scappavano, ma non c’erano prove al riguardo. Gli assalitori portarono via denaro, oggetti di valore e il vino della comunione, bruciarono anche un paio di negozi. Questo caso smosse non solo i religiosi locali, ma anche i leader politici che cercarono di “etichettare” il conflitto come uno scontro tra musulmani e cristiani. Lo stesso presidente Muhammadu Buhari definì l’attacco “vile e satanico”, aggiungendo che si trattò di un tentativo di alimentare il conflitto religioso tra cristiani e musulmani. Anche Padre Amos Mbachie, parroco della parrocchia di Santa Teresa a Makurdi, ritenne che il movente della violenza fu religioso.

Israel Okpe, attivista e responsabile del programma per Pastoral Resolve (organizzazione non governativa che fornisce formazione alla mediazione alle comunità locali), spiegò che ci sono pastori che sono coloni e altri che migrano. Raccontò, inoltre, di un rapporto più o meno pacifico tra i pastori e gli agricoltori spiegando che andavano d’accordo ma le incomprensioni si presentavano quando i pastori migranti arrivano nella zona e permettono al loro bestiame di pascolare sui terreni agricoli. Okpe raccontò che quando iniziò a lavorare con gli agricoltori e i pastori nel 2012, entrambi i gruppi lavoravano insieme e durante il periodo del raccolto, i pastori aiutavano gli agricoltori a raccogliere i raccolti e gli agricoltori permettevano al bestiame dei pastori di pascolare sugli steli rimanenti.

Secondo Okpe il “legame” tra i due gruppi sembrerebbe essersi spezzato per una serie di motivi, come ad esempio l’aumento della popolazione della Nigeria e i miglioramenti nelle tecniche agricole che hanno permesso agli agricoltori di alimentare le loro coltivazioni in modo più efficiente e ha lasciato meno spazio nelle fattorie per i percorsi di pascolo. Okpe attribuì anche la colpa delle violenze a una legge anti-pascolo, che rese i pastori vulnerabili agli attacchi degli agricoltori, come se si ritenessero giustificati a cacciarli dalle loro terre, a volte violentemente. “Prima della legge – dichiarò – avevamo attacchi e uccisioni minori, ma non così tanti come ora. Adesso le uccisioni stanno quasi sfuggendo di mano, nonostante il governo abbia portato il personale di sicurezza”.

Molti dei pastori si trasferirono nel vicino stato di Nasarawa per evitare di essere condannati a cinque anni di carcere nel caso fossero stati sorpresi a pascolare a Benue, mentre alcuni di loro si spostarono intorno alla città di Tunga, alla ricerca di pascoli per far sfamare il loro bestiame. Il pastore Malam Saleh Fulani dichiarò di essere stato avanti e indietro tra Benue e Nasarawa nel corso degli anni, ma che quella fu la prima volta che gli fu stato impedito di pascolare o tornare a Benue.

Chi sono i pastori Fulani

I Fulani sono un gruppo etnico, in gran parte musulmano, di pastori semi-nomadi.
Hanno svolto un ruolo chiave nella rinascita dell’Islam nel 19esimo secolo in Nigeria. A loro si deve l’introduzione e la diffusione della religione islamica in Africa occidentale. Sono circa 38 milioni e si trovano in tutta l’Africa occidentale e centrale, dal Senegal alla Repubblica Centrafricana. Alcuni si sono stanziati nelle città, ma coloro che continuano ad allevare bestiame possono allargarsi di molto, tanto da entrare in conflitto con le comunità agricole.

I pastori Fulani non vengono accusati solo degli scontri con gli agricoltori. Si ritengono coinvolti in rapine a mano armata, stupri e violenze, soprattutto nella parte centrale e settentrionale del Paese. Accuse simili sono state mosse contro di loro anche in Ghana e Costa d’Avorio. Inoltre, la loro alleanza con il gruppo etnico Hausa e la loro natura nomade li ha resi vulnerabili agli attacchi, e sono stati coinvolti in scontri etnici non di loro creazione.

Gran parte della violenza nella Nigeria centrale risalgono agli scontri del 2002 e del 2004 nell’area di Yelwa-Shendam, nello stato di Plateau, dove migliaia di persone in quegli anni persero la vita. L’accaduto ha visto le tensioni etniche, politiche, economiche e religiose sovrapporsi e le conseguenze sono ancora viste con profonda diffidenza tra i pastori Fulani, principalmente musulmani, e le comunità agricole per lo più cristiane, che vedono gli Hausa-Fulani come estranei che cercano di prendere la loro terra.

Anche i Fulani vengono talvolta attaccati e i loro animali vengono rubati dai banditi, provocando brutali ritorsioni. Esiste un gruppo di “autodifesa Fulani”: alcuni membri della comunità hanno formato l’Alleanza per la Salvezza del Sahel (ASS) nel maggio dello scorso anno per proteggere i Fulani dai gruppi armati in Mali e Burkina Faso, dice Human Rights Watch. Non è chiaro quali legami l’ASS abbia con altri gruppi di autodifesa del villaggio Fulani anche se è stata accusata dalle milizie Dogon (popolazione africana del Mali) di essere legata a gruppi militanti islamici nella zona, ma hanno negato questa accusa.

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