La crisi in Medio Oriente, questione al centro del vertice dei ministri degli Esteri del G7 a guida italiana che si è svolto sull’isola di Capri, continua a destare l’attenzione mondiale su di sé. Resta alta la preoccupazione per il rischio escalation dopo gli ultimi accadimenti.

Isfahan, centro nevralgico militare e nucleare della Repubblica islamica, è la città sulla quale Israele ha concentrato la risposta all’attacco iraniano della scorsa settimana. Alcuni droni avrebbero preso di mira, nella città dell‘Iran centrale, un sito militare senza provocare, pare, alcun danno né vittime.

Dopo i fatti di Damasco, con l’uccisione di un generale delle Guardie della Rivoluzione e 6 consiglieri, ed il raid iraniano della notte tra il 13 ed il 14 aprile, il botta e risposta tra i due Paesi si è concretizzato nell’attacco ad una città fondamentale per l’Iran, sede di Natanz, uno dei siti di arricchimento nucleare del paese. Teheran, che ha subito lanciato l’allarme aereo disponendo le massime misure di sicurezza su tutto il territorio ed i cieli nazionali, ha reso noto – secondo quanto riportato dall’Agenzia iraniana Tasnim – che le strutture nucleari di Isfahan si trovano al sicuro e che “sono stati neutralizzati tutti i droni”, smentendo le primissime informazioni nelle quali si diceva anche di un attacco missilistico.

Abdolrahim Mousavi, comandante militare iraniano avrebbe riferito in particolare che le esplosioni udite in Isfahan sono state prodotte dai colpi dell’antiaerea contro oggetti sospetti che non hanno causato alcun danno.

Il “contrattacco limitato” di Israele

L‘offensiva – avvenuta nel giorno dell’85esimo compleanno dell’ Ayatollah Khamenei – avrebbe rappresentato per Teheran un contrattacco “limitato”. Minimizzando la risposta israeliana al fine di non allarmare la popolazione, la Repubblica islamica avrebbe provveduto a mostrare sin dalle prime luci dell’alba dopo il raid, attraverso i media locali, immagini in diretta della rotatoria nel centro di Isfahan dove il traffico procedeva regolarmente.

Secondo fonti della difesa USA, gli Stati Uniti avrebbero saputo da Israele della decisione di attaccare senza “in alcun modo avallarla”. Tre funzionari iraniani avrebbero dichiarato al New York Times che il probabile obiettivo israeliano doveva essere l’ottava base aerea tattica dell’aeronautica iraniana.

Isfahan non nuova ad attacchi simili

La città di Isfahan era già finita sotto attacco a gennaio 2023: in quell’occasione l’Iran aveva precisato che i velivoli utilizzati erano 3 Mav quadrirotore armati con esplosivo. Altri episodi simili, precisarono allora fonti di Teheran, si erano verificati sempre in Iran, nel giugno 2021, quando venne attaccata una fabbrica di centrifughe nucleari e, precedentemente, a Beirut, nell’agosto del 2019, contro un’installazione di Hezbollah. I mini droni sono in dotazione a diverse Forze armate, vengono utilizzati per la sorveglianza e soprattutto per supportare la fanteria che può disporre attraverso questi di “un occhio” laddove i blindati non possono arrivare.

Gli altri attacchi a Rafah ed in Iraq

Almeno 10 persone, tra cui sei bambini, sarebbero state uccise in attacchi aerei notturni contro la città di Rafah, secondo l’agenzia di stampa palestinese Wafa. Aerei da guerra israeliani avrebbero preso di mira una casa nel quartiere Tal Al-Sultan della città, a sud della Striscia di Gaza, provocando la morte di nove persone, tra cui sei bambini e donne. Contemporaneamente, un civile sarebbe morto nel bombardamento di una casa ad est di Rafah.
In un’operazione condotta dall’ esercito israeliano, a Nur Shams, in Cisgiordania, sarebbero stati uccisi 10 uomini armati ed arrestati 8 palestinesi ricercati.

Durante la notte del 19 aprile una forte esplosione ha riguardato anche una base di unità militari filo-iraniane a Kalso, in Iraq. Le Forze di mobilitazione popolare filo-Iran, citate da Reuters e riprese da vari media, hanno parlato del “risultato di un attacco”, mentre Israele ed Usa hanno negato un loro coinvolgimento.

Il temuto attacco israeliano, quindi, non ha tardato. Seppur attraverso una iniziale modalità “limitata”, la risposta dello Stato ebraico c’è stata ma dovrebbe – almeno per il momento – non favorire l’allargamento dello scontro tra le due nazioni. Sembrerebbe che Israele si sia attenuto alle sollecitazioni provenienti da Usa ed alleati, rispettando gli inviti a non aumentare ulteriormente le tensioni.
Lunedì inizieranno, tra l’altro, le festività per la Pèsach, la Pasqua ebraica, e sarebbe improbabile – secondo i principali analisti – che la risposta israeliana possa prolungarsi, almeno fino al prossimo 30 aprile.

Lo stallo preoccupante sugli ostaggi

Nel 198esimo giorno di guerra, tra le tensioni tra le due nazioni si inserisce la situazione degli ostaggi israeliani imprigionati da Hamas e da altri gruppi radicali nella Striscia: da mesi mancano notizie certe su quanti siano sopravvissuti.

Il 7 ottobre 2023 Hamas ed altri gruppi uccisero circa 1.200 persone e ne rapirono 253. Da allora, 112 sono state liberate da Hamas durante la tregua di novembre, 4 dal gruppo, 3 persone ostaggio sono state salvate dall’esercito israeliano durante un’operazione militare, mentre 12 ostaggi hanno perso la vita: tre uccisi dall’esercito israeliano per errore.

Secondo le stime ufficiali, a Gaza ci sarebbero attualmente circa 130 ostaggi, ma secondo fonti di intelligence israeliana almeno 30 di questi sarebbero morti. Secondo Israele tutti gli ostaggi morti sarebbero stati uccisi da Hamas, mentre quest’ultima accusa i bombardamenti israeliani.

Intanto pare che i capi politici di Hamas starebbero valutando se spostare la loro base operativa fuori dal Qatar, dove la leadership politica ha sede dal 2012. Il Wall Street Journal, citando funzionari arabi, fa sapere che Hamas ha contattato di recente due Paesi della regione – uno di questi sarebbe l’Oman – per farvi trasferire i propri leader. Se Hamas lasciasse il Qatar, potrebbero essere a rischio i colloqui per la liberazione degli ostaggi israeliani prigionieri a Gaza e potrebbe diventare molto più difficile per Israele e Stati Uniti trasmettere messaggi al gruppo.

Le vittime a Gaza

A Gaza, intanto, il Ministero della Sanità ha aggiornato il bilancio dei morti : 34.049 sarebbero ad oggi le vittime, di queste, 37 soltanto nelle ultime 24 ore, mentre i feriti sarebbero 76.901.

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