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Gli stranieri che possiedono i requisiti per chiedere la cittadinanza italiana ci impiegano anni per conseguirla. La procedura è lenta e farraginosa. Per questo, il caso che ha coinvolto il calciatore Luis Suarez, oltre a portare all’apertura di un’inchiesta giudiziaria, ha sollevato numerose polemiche e ha riacceso il dibattito sulla cittadinanza.

Suarez è originario dell’Uruguay e ha sposato una cittadina italiana. Fino a due anni fa, chi sposava un cittadino italiano poteva ottenere senza problemi la cittadinanza. Poi, con un emendamento approvato con la conversione in legge del “decreto sicurezza” di Salvini, si è stabilito che fosse prima necessario superare un esame di italiano di livello B1, un esame che si può sostenere solo presso pochi enti certificati, tra cui figura anche l’Università per Stranieri di Perugia.

Suarez, secondo gli inquirenti, aveva fretta di diventare cittadino italiano per potersi spendere più agevolmente nel mercato calcistico europeo, e si era rivolto all’Università di Perugia nel periodo in cui la Juventus stava valutando di ingaggiarlo. Per gli altri, per chi vive in Italia da anni o è nato nel Belpaese da genitori immigrati, bisogna aspettare tempi biblici. È il caso, ad esempio, di Djarah, una 27enne nata nel Casertano da genitori provenienti dal Ghana.

Djarah, prima che esplodesse il caso dell’attaccante del Barcellona, aveva pubblicato sulla sua pagina di Facebook un post diventato virale. Sopra a una foto che la ritrae con una tessera elettorale in mano, si legge: “Questa è la mia tessera elettorale. È mia e di nessun altro. Con questa tessera oggi (post pubblicato il 21 settembre scorso, ndr), per la prima volta dopo 27 anni, ho esercitato il mio diritto di voto”. “Nel 2018 sono diventata cittadina italiana, nata a Santa Maria Capua Vetere. Nella provincia del Ghana? – ironizza – Eh no, in quella di Caserta. Che ridere, eh?“.

Non siamo riusciti a entrare in contatto con Djarah, ma lei ama scrivere e la sua storia, le sue storie, le racconta sui social e sul suo blog, dove parla della crescita nella difficile Castel Volturno, delle donne, dell’amore, del razzismo, affronta questioni sociali. Diana ha studiato al liceo, si esprime perfettamente in italiano, eppure – secondo quanto racconta – ha dovuto aspettare fino al 2018 per ottenere la cittadinanza italiana”.

La cittadinanza in Italia si acquisisce automaticamente in caso di nascita (iure sanguinis) o adozione da cittadini italiani, oppure per nascita sul territorio italiano quando i genitori sono apolidi, ignoti o non possono trasmettere la cittadinanza al figlio secondo una legge dello stato di provenienza. La cittadinanza italiana può invece essere acquisita su richiesta dai cittadini stranieri in caso di matrimonio con cittadino italiano, previo superamento dell’esame di lingua italiana, oppure se si risiede sul territorio italiano da almeno 10 anni (da almeno tre, se nato in Italia) o per la diversa durata indicata nei vari casi specificati dalla normativa.

“Fin da piccola – racconta Djarah – mi hanno sempre detto che andare a votare non serviva a niente. Gli immigrati e i figli degli immigrati senza cittadinanza italiana non possono votare, anche se vivono lo stesso Paese di chi la tessera elettorale la usa come sotto bicchiere o la vende per 100 euro. Anche mia madre aveva delle idee, ma se le teneva per sé. Non poteva dire di essere in accordo e nemmeno in disaccordo. C’erano le elezioni, comprava una Peroni e tutti insieme di sera, osservavamo immobili e impotenti i risultati elettorali. E c’era paura, frustrazione, incertezza, perché quando sei straniero la tua presenza si gioca sul filo del rasoio. Un anno prima puoi restare, l’anno dopo non lo sai. E si va avanti così, spingendo la propria vita e quella dei tuoi cari, in una valle nera di incertezze e giochi di potere la cui partecipazione ti è negata”. Djarah descrive i suoi sentimenti, quelli dei suoi familiari, che accomunano tutti coloro si trovano nello stesso status di “stranieri”.

“Forse – aggiunge – io sono più abituata a vedere quanto la politica incida sul tuo esistere, per via del fatto che ci ho messo 25 anni per arrivare a fare quello che la maggior parte delle persone credono sia inutile, ossia esercitare il proprio diritto.  Sta anche in questo riconoscere il proprio privilegio di cittadini italiani di un Paese ricco. Potete scegliere se andare a votare o rimanere a casa a bere caffè. E comunque in entrambi i casi quella decisione si ripercuote su chi da quel diritto è escluso a priori per via della sua etnia”. Anche per Yasmina è stata la prima volta alle urna. Commentando Djarah, racconta: “Sono in Italia dal 1991. Mi ci sono voluti ben 28 anni per diventare cittadina italiana”.

 

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