Lo avevano annunciato ieri e stamattina hanno bloccato di nuovo le strade. Nuova protesta dei ristoratori a Napoli che alle 10 hanno chiuso il lungomare, via Chiatamone e Riviera di Chiaia. Chiedono la revoca dell’ordinanza regionale che ha confermato fino al 23 dicembre la zona arancione per la Campania. Dopo un incontro in mattinata con il prefetto, una delegazione formata da rappresentanti di associazioni di categoria ha avuto nel pomeriggio un confronto con la Regione Campania.

“Vogliamo rispetto”, è quello che chiedono dopo un provvedimento regionale adottato di punto in bianco, mentre i ristoranti e i bar si preparavano ad aprire pensando di avere qualche giorno di respiro con limitazioni da area gialla.

Avevano già investito migliaia di euro per fare acquisti dopo due settimane di chiusura, avevano chiamato i dipendenti, i preparativi erano in corso quando nel primo pomeriggio di sabato è arrivata la notizia della conferma della zona arancione, e in centinaia si sono riversati in strada per manifestare il dissenso e chiedere l’annullamento dell’ordinanza di De Luca.

“Il problema è la tempistica con la quale è stata emessa l’ordinanza, perché se fosse stata emessa in tempi normali tutti i ristoratori si sarebbero adeguati alle regole, ma c’è stato un contropiede rispetto al decreto nazionale. Quindi tutti ci siamo riorganizzati per riprendere con il lavoro e, poi, il freno della Regione, che ci ha tagliato le gambe doppiamente”, afferma Salvatori Piccirillo, al lavoro con l’asporto e il delivery nella sua pizzeria in piazza Vittoria, mentre a pochi passi i manifestanti si ribellavano all’ordinanza con blocchi stradali che hanno paralizzato il centro cittadino.

“Siamo esasperati”, dice Salvatore Russo, pizzaiolo di un ristorante napoletano, alla manifestazione insieme allo chef, Michele.  “Se non ci daranno delle risposte – annuncia – procederemo a oltranza, anche con il blocco dell’autostrada. Meritiamo rispetto. Siamo anche noi persone con delle famiglie. Deve essere Natale anche per noi. E non è giusto che sul bus si viaggia con 70 persone a bordo senza rispetto delle normativa sulla sicurezza, quando invece nella ristorazione abbiamo fatto distanziamento sociale, dispenser, sanificazione. Ora ci siamo scocciati e diciamo basta”.

“Vediamo proprio un accanimento nei confronti della ristorazione”, dice il loro titolare, Antonio Viola. “Noi non siamo un interruttore. La ristorazione non si compone di un tasto che premo e parte. C’è tutto un lavoro dietro”.

“Ieri mattina siamo usciti tutti per fare spesa, per organizzare, e poi? Alle 15,30 se ne escono che si può aprire più. E il rispetto? La situazione è critica”, sbotta Vito Scarallo.

La protesta si è sciolta intorno alle 15, dopo che si è deciso di chiedere alla Regione la revoca dell’ordinanza o dei ristori per questi nuovi giorni di chiusura, calcolato tenendo conto degli introiti dell’anno scorso.

La riunione si è tenuta nel pomeriggio e si attende ora di sapere cosa ha deciso la Regione, che con una nota pubblicata prima del confronto aveva era già annunciato l’avvio di “attività finalizzate al riconoscimento dei ristori per le spese di approvvigionamento sostenute in vista della riapertura delle attività, inibita per effetto dell’Ordinanza n.98 del 19 dicembre 2020, nonché per l’istruttoria relativa ai ristori statali per le misure restrittive precedentemente disposte dai vari provvedimenti adottati dal Governo e dalla Regione”.

“Saremo vicini – ha dichiarato il Presidente Vincenzo De Luca – e daremo tutto l’aiuto possibile agli operatori la cui attività viene bloccata. Ma è doveroso mantenere una linea di rigore e di responsabilità. Sarebbe inaccettabile che per il rilassamento di pochi giorni si perdesse tutto il lavoro fatto per contenere l’epidemia. Sarebbe assurdo riprendere le attività per poche ore per poi doverle sospendere per mesi interi a fronte di un riesplodere del contagio. Aiuto doveroso per chi ha bisogno ma comportamenti responsabili da parte di tutti”.
Possibile il ritorno in strada domani mattina.

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