Rissa tra minori a Gallarate. Fonte foto: screenshot video

Sempre più episodi di cronaca hanno come protagonisti di risse e aggressioni ragazzi che non hanno ancora raggiunto la maggiore età. La percezione è che si stia assistendo a un’escalation di violenza ad opera di minori.

Oggi a Napoli un 17enne ha accoltellato la sua ex fidanzatina nella centralissima piazza del Plebiscito dopo la fine della relazione. Abbracciandola le ha sferrato una coltellata alla gola. Il giovane è stato fermato dai carabinieri. A Parma nel pomeriggio di sabato una lite tra due giovani rivali in amore ha finito per allargarsi a decine di coetanei. Le immagini sono finite sul web. La settimana scorsa a Gallarate, nel Varesotto, un 14enne è rimasto ferito in una maxi rissa avvenuta tra un centinaio di minorenni armati di bastoni e catene. Le immagini del pestaggio sono state poi condiviso sui social. Pochi giorni prima, il 2 gennaio, quattro minorenni a Napoli avevano preso parte con altre due ragazzi maggiorenni alla rapina a un rider pestato per sottrargli lo scooter. Sempre più spesso si ricorre ai social per innescare la miccia e, poi, condividere le violenze.

Il timore è che il lockdown imposto per contenere il contagio da Covid-19, riducendo le occasioni di incontro, abbia influito sulle relazioni sociali dei ragazzi e ne stia ora mostrando i suoi primi effetti.

Sulla questione è intervenuta in un’intervista la vicepresidente dell’ordine degli psicologi del Veneto, Fortunata Pizzoferro. “La rabbia tra gli adolescenti nel post lockdown è comprensibile”, afferma. “Le restrizioni che hanno subìto negli ultimi mesi, la deprivazione di rapporti sociali, di contatti fisici e non solo virtuali, può generare – spiega – un accumulo di emozioni negative che esplode con la rabbia e in gesti impulsivi”.

“Gli adolescenti – dice la psicologa -, come tutti noi, vivono in un periodo di incertezza globale mai sperimentata prima, il Covid non è alle nostre spalle e non sappiamo effettivamente come organizzare le nostre vite da qui a un paio di mesi. Per i giovani e giovanissimi gli adulti sono portatori di sapere, un sapere al quale si ribellano ma che funge da base solida. Ora si rendono conto che anche i ‘grandi’ sono avvolti dall’incertezza, sono destabilizzati a loro volta e non possono fornire risposte nelle quali trovare sicurezza”.

Pizzoferro parla dell’importanza del sostegno familiare, amicale e nell’ambito scolastico per evitare ai ragazzi di farsi trasportare in gruppi violenti come le babygang. Sul ruolo che hanno i social in questa esplosione di violenza, dice: “Fanno da acceleratore e amplificatore del fenomeno: poter raggiungere in poco tempo migliaia di visualizzazioni, di follower, alimenta il senso di onnipotenza e lo ‘sballo adrenalinico’, oltre al fatto che possono aumentare in maniera devastante la portata dell’atto violento, pensiamo a una foto condivisa che può fare il giro del mondo e rimanere in rete. In una società che coltiva l’apparire come estremo valore (non importa cosa dici, se hai molti like/follower comunque sarai famoso per un quarto d’ora), anche l’esempio che danno gli adulti sui social è “purché se ne parli””.

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