L’INTERVISTA – Apetino, Fim: “In Campania 50mila posti di lavoro a rischio per crisi metalmeccanico”

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La pandemia ha messo in crisi molte imprese. Il metalmeccanico è tra i settori industriali più colpiti. I dati esposti a dicembre scorso da Federmeccanica nel presentare l’ultima indagine congiunturale sul comparto sono preoccupanti: “Nei primi 9 mesi del 2020 – è la sintesi – la produzione metalmeccanica ha perso il 17,9% rispetto a gennaio-settembre 2019. Il 19% delle imprese pensa di dover ridurre la forza lavoro nei prossimi sei mesi“. 

“Una crisi senza precedenti”, l’ha definita Stefano Franchi, direttore generale di Federmeccanica. L’export si è ridotto, gli ordini si sono ridotti, quindi anche la produzione. L’incertezza che grava sul futuro non promette nulla di buono. E il 31 marzo scadrà il blocco dei licenziamenti imposto dal governo Conte, che fino ad oggi almeno ha evitato ricadute sulla forza lavoro.

Ai problemi generati dal Covid-19 si è aggiunta nelle ultime settimane la crisi di governo, su cui è intervenuto nei giorni scorsi Raffaele Apetino, segretario generale in Campania e coordinatore nazionale del settore automotive per il sindacato Fim-Cisl, che portando all’attenzione dalla stampa la situazione del metalmeccanico in Campania ha chiesto di trovare presto una soluzione per evitare ripercussioni negative sul settore. Una soluzione è arrivata negli ultimi due giorni, con la presentazione e il giuramento dei ministri del nuovo governo guidato da Mario Draghi.

La preoccupazione di perdere posti di lavoro è forte. Secondo i dati elaborati dalla segreteria regionale della Fim, in Campania sono 50mila i posti a rischio a causa della crisi del settore metalmeccanico. “Sono mesi, anzi anni, che il tessuto industriale metalmeccanico campano vive un forte ridimensionamento e che oggi per effetto della pandemia si è acutizzato ancora di più. A rischio ci sono migliaia di posti di lavoro, non solo della grande industria ma anche delle piccole e medie imprese, lavoratori in carne e ossa che insieme alle loro famiglie vedono allontanare sempre di più il proprio posto di lavoro, a cui si aggiungono tanti altri, bloccati nel guado della cassa integrazione”, è l’allarme lanciato da Apetino. Lo abbiamo intervistato, per capire gli effetti di pandemia e crisi di governo sul lavoro nel settore metalmeccanico e quali sono le previsioni per il futuro.

L’intervista

Pandemia e crisi di governo, quali sono effetti che state osservando sul lavoro nel settore metalmeccanico?

“La pandemia ha fermato definitivamente le fabbriche e ha acutizzato la crisi industriale che già era in atto da molti anni. Quindi il connubio perfetto per mettere in discussione tante famiglie, tanti lavoratori e il loro futuro. A questo si aggiunge una forte crisi di governo. E assolutamente non possono pagare i lavoratori il prezzo di questo ritardo della politica, di un governo che già nei tempi precedenti non aveva operato per mantenere il tessuto industriale in Campania”.

Nei giorni scorsi, sollecitando la politica a trovare una veloce soluzione alla crisi di governo, ha parlato del rischio di perdere posti di lavoro…

“Abbiamo troppe vertenze aperte che sono in cerca di una soluzione e che non possono aspettare i tempi della politica. Abbiamo Whirlpool, che è la madre delle vertenze in Campania: il 31 marzo è l’ultimo giorno del blocco dei licenziamenti e già l’azienda ha annunciato la procedura del licenziamento collettivo per tutti i 356 lavoratori di Napoli, a cui si aggiungono tutti i lavoratori dell’indotto. A questi si aggiungono i lavoratori Jabil di Caserta, una società dell’elettronica che l’anno scorso ha raggiunto un accordo di reindustrializzazione per il salvataggio di 179 famiglie: ad oggi la nuova reindustrializzazione non è partita e quindi questi lavoratori sono sprofondati di nuovo nella cassa integrazione. Stesso ragionamento per la Irisbus di Avellino, dove una mancata oculatezza da parte della Regione Campania nell’affidamento di una gara rischia di mettere a repentaglio migliaia di famiglie. Basta ricordare che il territorio dell’Irpinia-Sannio è l’unico territorio del Sud dove si producono autobus e quindi poteva essere un elemento di eccellenza per la regione Campania, soprattutto per i lavoratori. A questi si aggiunge il problema dell’automotive che è in via di trasformazione elettrica. E, soprattutto, c’è la grave crisi del settore dell’aerospazio, perché la crisi dei viaggi del civile ha messo a repentaglio anche quelle poche certezze che avevamo sull’aerospazio. La stessa Leonardo, che ha tanti insediamenti in Campania, rischia di mandare i lavoratori in cassa integrazione. E dietro Leonardo ci sono migliaia di aziende dell’indotto, che non hanno l’aiuto dello Stato come Leonardo, ma hanno migliaia e migliaia di lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro. Su questi temi io credo che la politica, sia regionale che nazionale, non possa stare a guardare, non possa parlare con slogan e ricercare sempre un equilibrio dettato da una poltrona, ma credo che ci sia bisogno che si confronti con il sindacato anche sui contenuti”.

Ragionando in termini di numeri, quanti sono i lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro?

“Abbiamo stimato in Campania circa 13mila lavoratori che rischierebbero di perdere il posto di lavoro. E sono almeno 32mila i lavoratori dell’indotto. Quindi parliamo di circa 50mila lavoratori che possono perdere il posto di lavoro. Se a tutte queste vertenze, anche quelle che non ho elencato, a partire dalla Meridbulloni di Castellammare, dalla Whirlpool di Caserta, per la quale sono 5 anni che non si trova una soluzione, e da tante altre aziende, come Kss e la Maccaferri di Salerno, se non si trova una soluzione definitiva, e non un assistenzialismo attraverso la cassa integrazione, la Campania rischia veramente di diventare una polveriera, che se esplode genererà un’emorragia di posti di lavoro. E questo non ce lo possiamo permettere. È fondamentale, in questa fase, prorogare il blocco dei licenziamenti. Ma è altrettanto chiaro che in questa direzione ci vuole una politica industriale soprattutto per la Campania. Abbiamo ancora tanti lavoratori che aspettano la cassa Covid da giugno del 2020. Sono 72-73 aziende, quindi circa 2mila-3mila lavoratori che ancora oggi non percepiscono la cassa Covid, quella per cui è previsto il pagamento diretto da parte dell’Inps”.

In caso di mancata proroga del blocco dei licenziamenti, quali sono le vostre previsioni per il futuro?

“Noi riteniamo necessario che il governo Draghi vada nella direzione di una proroga del blocco dei licenziamenti se effettivamente ci sarà una proroga dello stato di emergenza del Paese. È chiaro che a questo va accompagnato anche una riforma degli ammortizzatori sociali. Noi siamo molto vincolati con la legge 148 del 2015, la legge che fece Renzi, che impone 3 anni su 5 anni di ammortizzatori sociali. Bisogna allargare questo vincolo, dare la possibilità ai lavoratori di avere quella copertura necessaria di ammortizzatori sociali che possa traghettare questa fase di crisi. E la preoccupazione più alta ci viene anche dall’associazione degli industriali, soprattutto quando il presidente di Confindustria, Bonomi, dice che bisogna togliere il blocco dei licenziamenti perché le aziende hanno bisogno di ripartire e riadattarsi. Questo è un tema che secondo noi va assolutamente rispedito al mittente, perché non si può togliere il blocco dei licenziamenti adesso che la produzione industriale in questo Paese è ferma”.

Come sindacato cosa state facendo per evitare queste conseguenze negative?

“Come sindacato innanzitutto venerdì 5 abbiamo sottoscritto un grande rinnovo del contratto dei metalmeccanici, che va fuori dallo schema tradizionale dei prezzi al consumo: 112 euro di aumento per i lavoratori metalmeccanici in una fase pandemica credo che sia la più grande risposta, anche insieme alle imprese, che abbiamo potuto dare ai lavoratori. Stiamo mettendo in campo delle iniziative, di sciopero, ma anche di stimolo verso il Governo, verso la Regione Campania. Abbiamo chiesto l’apertura di tavoli specifici sui settori ampiamente trainanti della Campania, l’automotive, il settore dell’aerospazio, il settore ferroviario, tre settori che sono determinanti, insieme all’elettrodomestico. E se non affrontiamo anche i temi della trasformazione del futuro che coinvolgerà la Campania, oltre alla pandemia, oltre alla crisi, se non sapremo cogliere le trasformazioni tecnologiche è chiaro che per la Campania sarà un bagno di sangue dal punto di vista del lavoro”.

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