Fonte foto: Twitter

Una suora in ginocchio davanti a un cordone della polizia schierato in strada in Myanmar. È l’ultima immagine che arriva dal Paese asiatico dove da circa tre settimane si protesta contro la dittatura militare che si è imposta al governo con il colpo di stato del primo febbraio scorso. A pubblicarla su Twitter è l’arcivescovo della città birmana di Yangon, il cardinale Charles Bo. La religiosa, Nu Thawng, stava implorando le forze di polizia di non sparare sulla folla.

Sono decine le persone uccise durante le proteste nella sola giornata di ieri. Le agenzie di stampa e i giornali internazionali parlano di almeno 18 vittime. Secondo il comitato che rappresenta il Pyidaungsu Hluttaw, che è il parlamento bicamerale della Birmania, nella stessa giornata i morti registrati sono molti di più: almeno 26, oltre a migliaia di feriti.

Le proteste, iniziate nei giorni immediatamente successivi al colpo di Stato, non si sono mai fermate. Contro i dimostranti la polizia sta usando cannoni ad acqua, gas lacrimogeni, pallottole di gomma ma anche armi da fuoco. Diverse le vittime decedute a causa delle ferite riportate per l’esplosione di proiettili. Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite, ieri la polizia ha aperto il fuoco sulla folla di manifestanti in diverse città del Myanmar.

“Il Segretario generale nelle Nazioni Unite condanna fermamente la violenta repressione in Myanmar. È profondamente turbato dall’aumento dei morti e dei feriti gravi. L’uso delle armi letali contro i manifestanti pacifici e gli arresti arbitrari sono inaccettabili”, si legge in una nota diffusa dalle Nazioni Unite.

I manifestanti chiedono la fine del governo militare e la liberazione di Aung San Suu Kyi, del presidente del Myanamr, U Win Mynt, e degli altri funzionari governativi arrestati durante il golpe dell’esercito. Aung San Suu Kyi alle elezioni di novembre scorso era riuscita a portare alla vittoria il suo partito, la Lega Nazionale per la Democrazia, che aveva ottenuto l’80% dei voti. Per l’esercito birmano erano stati commessi dei brogli.

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