Fonte foto: pixabay

“Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi”. Lo sancisce la Dichiarazione dei diritti dell’uomo. Nel mondo, però, ci sono ancora Paesi dove il matrimonio è forzato e due persone si sposano contro la propria volontà. Solitamente è la donna ad essere costretta, e molto spesso è una minorenne, anche in età infantile (le spose bambine).

Il caso di Saman, la 18enne scomparsa da Novellara dopo il rifiuto di sposarsi con un cugino, riporta il dibattito su questa pratica ancora diffusa in diversi Paesi asiatici e africani, anche dove ormai è diventato illegale. In Pakistan – Paese di origine di Saman – ci sono, per esempio, alcune zone dove tuttora vi si ricorre. Spesso per risolvere controversie familiari. Si tratta di un’usanza definita Vani o Swara.

Il matrimonio forzato è abitualmente praticato in Madagascar, Malawi, Mauritiana, Niger e in alcune aree rurali del Sudafrica. In Asia, oltre a rappresentare ancora un’usanza in Pakistan, è molto diffuso in Afghanistan, India, Iran, Nepal e Sri Lanka. È degli ultimi giorni la notizia riportata dal Daily Mail di una minorenne che in India sarebbe stata costretta a sposare il cognato dopo la morte improvvisa delle sorella durante il matrimonio. Il fatto sarebbe accaduto nella città di Etawah, nell’Uttar Pradesh. Le famiglie avrebbero sostituito immediatamente la sposa deceduta con la sorella minore e continuato con i festeggiamenti.

Casi di matrimoni forzati sono stati accertati anche in Europa, in particolare all’interno di comunità di origini straniere stanziatesi in Germania e nel Regno Unito. In Italia il fenomeno è sommerso e non esistono dati in grado di dare un’idea della sua portata.

Secondo Save the Children, ogni anno nel mondo 12 milioni di bambine e di ragazze che non raggiungono i 18 anni di età vengono date in sposa. In Mozambico, Repubblica Centro Africana, Niger, Sud Sudan e in Bangladesh, più del 40% delle ragazze tra i 15 e i 19 anni sono sposate. In Chad, Mali, Guinea, Burkina Faso e Madagascar sono il 30-40% delle ragazze 15-19 anni. Milioni di ragazze nel mondo, a causa dei matrimoni forzati, devono affrontare gravidanze precoci e per le ragazze tra i 15 e i 19 anni di età il parto è la principale causa di morte. Inoltre, non possono andare andare a scuola perché obbligate a sposarsi in tenera età.

Matrimonio forzato in Italia

In Italia il matrimonio forzato è penalmente perseguibile. Il cosiddetto “Codice rosso” ha introdotto nel Codice penale l’articolo 558-bis (Costrizione o induzione al matrimonio) che prevede la reclusione da uno a cinque anni per chiunque obblighi un’altra persona a contrarre matrimonio o unione civile mediante qualsiasi tipo di minacce e/o violenze, anche se il fatto avviene fuori dal territorio italiano nei confronti di un italiano o di un cittadino non italiano residente in Italia da parte di un italiano o di un cittadino non italiano residente in Italia. Se la vittima ha meno di 18 anni o di 14 anni di età, sono previste aggravanti e la pena sale da due a sette anni. Per tutelare le vittime dei matrimoni forzati, numerose associazioni, centri antiviolenza, offrono una residenza protetta che possa consentire alle ragazze di allontanarsi dalle famiglie.

Sui matrimoni forzati interviene anche la Convenzione del Consiglio d’Europa contro la violenza sulle donne (Convenzione di Istanbul) definendoli come “l’atto intenzionale di costringere un adulto o un bambino a contrarre matrimonio” e stabilendo che “possano essere invalidabili, annullati o sciolti senza rappresentare un onere finanziario o amministrativo eccessivo per la vittima”.

Matrimonio combinato

Giuridicamente il matrimonio forzato è diverso dal matrimonio combinato. Nel matrimonio combinato, i genitori guidano i figli nella scelta del partner, solitamente per ragioni economiche o di potere. Ma la decisione finale resta degli sposi. Talvolta vi si ricorre con scopo risolutore, come accadeva soprattutto in passato in caso di gravidanza indesiderata, oppure per permettere a persone immigrate di regolarizzarsi con i documenti. La coartazione del consenso costituisce il criterio che differenzia il matrimonio forzato dal matrimonio combinato.

Se vuoi sostenere tell, inviaci una donazione o scrivici a info@tellonline.it per la tua pubblicità sul nostro sito.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here