Autore foto: Alessandro Bottone

Bombe durante il coprifuoco, sparatorie in strada, violenza senza fine. La camorra torna a farsi sentire a Napoli e, in particolare, a Ponticelli, nella zona orientale della città. I cittadini non si sono lasciati intimidire e hanno risposto con azioni simboliche nei rioni dove la criminalità organizzata trova la “forza lavoro”, ovvero nei complessi di case popolari realizzati nel periodo post terremoto del 1980 per rispondere all’emergenza abitativa. Altrettanto forte la risposta dello Stato.

Un maggio bollente

La notte tra il 10 e l’11 maggio, in via Vera Lombardi, a due passi dall’Ospedale del Mare, un’automobile viene danneggiata con una bomba carta. Il boato è “anticipato” da diversi colpi di pistola in aria: una presunta “stesa”, ovvero una sparatoria a scopo intimidatorio. La notte successiva, quella tra l’11 e il 12 maggio, viene fatta esplodere una seconda bomba in via Esopo, lanciata dal cavalcavia della superstrada. Tanta paura, nessun ferito, nove automobili danneggiate. Il punto dell’esplosione – avvertita anche a centinaia di metri di distanza – è in prossimità del rione che gli inquirenti considerano la roccaforte di uno dei clan attivi in zona. Il terzo episodio si registra la notte del 13 maggio in via Della Valle, strada a poche decine di metri dal luogo del primo episodio. Qui viene segnalata l’ennesima esplosione. Passa qualche giorno: è circa mezzanotte del 24 maggio quando in via dei Mosaici – nel complesso residenziale ‘lotto O’, il “lotto zero” per i più – si registrano colpi d’arma da fuoco. Le forze dell’ordine trovano due bossoli calibro 9×19: non ci sono feriti, né danni a cose.

La risposta dello Stato

Blitz, operazioni ad “alto impatto”, controlli a tappeto da parte delle forze dell’ordine, su ordine della magistratura che cerca di far luce sui mandanti e capire i nuovi assetti dei clan locali. Il quartiere è da anni al centro degli interessi della camorra che controllano diverse attività illecite, specie lo spaccio di droga e le estorsioni. La reazione è immediata. Le indagini permettono di ottenere subito un risultato. Il 20 maggio – mentre l’Arcivescovo metropolita di Napoli, Domenico Battaglia, visita il quartiere per testimoniare la propria vicinanza – tre uomini ritenuti contigui al clan De Luca Bossa/Minichini vengono bloccati dai carabinieri in esecuzione di un decreto di fermo della Direzione distrettuale antimafia. Sono accusati di detenzione ed esplosione di ordigno aggravati dalle finalità mafiose. I tre sono gravemente indiziati di aver lanciato da un cavalcavia una bomba che ha danneggiato 9 auto parcheggiate: l’onda d’urto – secondo quanto appurato dagli investigatori dell’Arma – avrebbe potuto provocare il decesso di eventuali persone presenti nel raggio di 10 metri circa dall’esplosione.

La reazione dei residenti

Di fronte ai tanti inquietanti episodi nasce il comitato di liberazione dalla camorra ‘Disarmiamo Ponticelli’ che, in pochi giorni, arriva a oltre cinquanta adesioni. In campo attivisti e associazioni che da anni operano a Ponticelli in favore di giovani e famiglie. La realtà si rivolge alle istituzioni locali e chiede controlli, videosorveglianza, risorse da investire sul territorio. É il prefetto di Napoli, Marco Valentini, a incontrarli per ascoltare proposte utili al contrasto alla criminalità organizzata e per promuovere una serie di iniziative per riqualificare il territorio della periferia orientale di Napoli. Intensificazione dei controlli, installazione di occhi elettronici, apertura estiva delle scuole contro la povertà educativa, recupero di spazi sociali e impianti sportivi, investimento con le risorse economiche che presto arriveranno dall’Europa.

“Il comitato chiede una attenzione da parte delle istituzioni e da parte di tutti i cittadini: certe cose non devono più accedere” afferma Deborah Divertito, della cooperativa Sepofà. “Più presenza dello Stato, scuola aperte d’estate, presidi sul territorio: sono cose di una società civile. Adesso non sentiamo di vivere in una società civile” evidenzia l’attivista. Bombe e colpi di pistola sono il “volto bellico” della camorra ma è necessario guardare alla violenza quotidiana, alla sopraffazione e alla prepotenza: è l’analisi di Mariarosaria Teatro dell’associazione “Gioco, Immagine e Parole”, che insiste sulla necessità di dialogo tra scuole, associazioni e istituzioni locali per mettere in campo interventi contro la “cultura della camorra”.

“La scuola deve diventare un presidio di legalità, dove i giovani vengano educati ad avere delle possibilità, a essere padroni del loro futuro” spiega Dora Gentile, docente presso un istituto superiore di Ponticelli. “In queste circostanze l’azione delle insegnanti deve essere volta ad allontanare i ragazzi dalle strade e dalla criminalità che si afferma con prepotenza” evidenzia l’insegnante, che ha raccolto lo sconforto dei suoi alunni rispetto agli episodi criminali per i quali non sempre vedono alternativa e soluzioni.

Di situazione pericolosa parla Pasquale Leone, attivista di “Libera” e presidente dell’associazione “TerradiConfine”, il quale ricorda le vittime innocenti di Ponticelli, dalla strage del novembre 1989 fino all’agguato a Ciro Colonna, il 19enne ucciso nel 2016. Leone insiste sulla necessità di sensibilizzare i giovani con storie concrete di impegno civile, come quelle dei familiari delle vittime, e insiste sulla necessità di ragionare sulle azioni necessarie al quartiere, a partire dalla perdita di posto di lavoro che sono un “favore alle mafie, un terreno fertile per il proliferare della criminalità”.

Assetti criminali che mutano, interessi che restano. Da un lato chi spara, dall’altro chi costruisce un destino diverso per Ponticelli, l’ex quartiere a vocazione agraria che ha cambiato il volto con la “ricostruzione” post sisma dell’Irpinia. Caseggiati popolari senza manutenzione, spazi degradati, livelli importanti di disoccupazione e dispersone scolastica. Uno scenario da attenzionare non solo per le bombe.

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