Fonte foto: pompeiisites.org

Una stanza con tre brandine dove dormivano gli schiavi è l’ultima scoperta fatta a Pompei. Nel portico della villa romana dove nel 2018 fu rinvenuta una stalla con i resti di tre cavalli e a giugno scorso un carro cerimoniale, è emerso anche un alloggio destinato ai servi.

All’interno sono state trovate tre brandine in legno di diverse dimensioni: due di 1,70 metri e una più piccola di 1,40 metri dove probabilmente dormiva un bambino. È possibile quindi che la stanza ospitasse una famiglia. Oltre ai letti, è stata rinvenuta una cassa lignea con oggetti in metallo e in tessuto. E su una delle brandine c’era il timone di un carro, di cui è stato effettuato un calco. Sotto, poi, sono stati trovati alcuni oggetti personali: anfore usate per conservare possedimenti privati, brocche in ceramica e il “vaso da notte”.

Lo stato di conservazione dell’ambiente e la possibilità di realizzare i calchi in gesso dei letti, degli oggetti e di quei materiali di cui è rimasta traccia nella cenere che ha coperto la città antica durante eruzione del Vesuvio che ha cancellato Pompei nel 79 d.C., permetterà di ricostruire come vivevano gli schiavi nella realtà quotidiana.

Si tratta di una finestra nella realtà precaria di persone che appaiono raramente nelle fonti storiche, scritte quasi esclusivamente da uomini appartenenti all’élite, e che per questo rischiano di rimanere invisibili nei grandi racconti storici”, dichiara Gabriel Zuchtriegel il direttore generale degli scavi di Pompei.  “È sicuramente una delle scoperte più emozionanti nella mia vita da archeologo, anche senza la presenza di grandi ‘tesori’: il tesoro vero è l’esperienza umana, in questo caso dei più deboli della società antica ,di cui questo ambiente fornisce una testimonianza unica”, ha concluso Zuchtriegel.

Questa nuova incredibile scoperta a Pompei dimostra che oggi il sito archeologico è diventato non soltanto una meta tra le più ambite al mondo, ma anche un luogo dove si fa ricerca e si sperimentano nuove tecnologie”, ha commentato il ministro della Cultura, Dario Franceschini.

Lo scavo che ha permesso il ritrovamento dell’alloggio riservato ai servi è stato effettuato nell’ambito di un’attività che il Parco Archeologico di Pompei sta portando avanti insieme alla Procura di Torre Annunziata, guidata dal Procuratore capo Nunzio Fragliasso, con cui nei mesi scorsi è stato sottoscritto un protocollo d’intesa per il contrasto alle attività di scavo clandestino nel territorio pompeiano, che vede impegnati anche il Nucleo Tutela patrimonio culturale Campania e il Nucleo investigativo o Torre Annunziata dell’Arma dei Carabinieri.

Ancora una volta uno scavo nato dall’esigenza di tutela e salvaguardia del patrimonio archeologico, in questo caso grazie ad una proficua collaborazione con la procura di Torre Annunziata, ci permette di aggiungere un ulteriore tassello alla conoscenza del mondo antico”, dichiara Massimo Osanna, Direttore Generale dei Musei sotto la cui direzione al Parco archeologico di Pompei sono stati avviate nel 2017 le attività di scavo.

Oggetto di un saccheggiamento sistematico per anni, dopo un’indagine della procura, la villa di Civita Giuliana è dal 2017 oggetto di scavi stratigrafici che hanno restituito una serie di nuovi dati e scoperte a cui si aggiunge ora la stanza degli schiavi. Purtroppo, anche in questo ambiente, una parte del patrimonio archeologico è andato perduto a causa dei cunicoli scavati dai tombaroli che, in tutta la villa, hanno creato un danno complessivo che è stato stimato in quasi 2milioni di Euro.

“L’ulteriore significativo ritrovamento negli scavi di Civita Giuliana – afferma il Procuratore capo di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso – è l’ennesima conferma della sinergia tra la Direzione del Parco Archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata e della efficacia del protocollo d’intesa stipulato tra le suddette Istituzioni, che, con il prezioso apporto dell’Arma dei Carabinieri, ha portato, da un lato, alla condanna in primo grado degli autori degli scavi abusivi di Civita Giuliana e, dall’altro, al rinvenimento di beni archeologici di eccezionale rilevanza. In attuazione del suddetto protocollo continueranno le attività investigative e di ricerca sia presso gli scavi di Civita Giuliana che presso altri siti di scavi archeologici abusivi ricadenti nel territorio di Pompei”.

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