C’è una luce speciale, quasi malinconica, attorno le sculture velate di Domenico Sepe. È una storia di rivelazioni, forse perché siamo in quelle che erano le prigioni del Castel dell’ovo, sul lungomare di Napoli, ma sembra tutto avvolto nel silenzio, illuminato da alcuni sprazzi di luce, come se fossimo dietro una grata e sognassimo la libertà.

Nell’esposizione di Domenico Sepe è proprio questo che traspare: un mondo interiore, arcano, che tenta di dialogare con il mondo esterno. Un passato che torna alla luce, sempre, come un eterno ritorno.


Il gladiatore al centro della scena, che è la sala delle prigioni, è la grande scultura in bronzo del Cristo Rivelato. Un’opera che omaggia una delle opere scultoree più importanti napoletane, il Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino, un’opera che non smette mai di meravigliare per la sua mistica e alchemica storia.

Sepe mette sotto accusa il Cristo, togliendo il velo, privando di quell’unica copertura che lo protegge e che faceva intravedere quel che resta di un corpo, nell’esalar l’ultimo respiro. Una rivelazione che mette a nudo quella che è forse la figura più importante e rappresentata della storia dell’arte, il Cristo, una figura quasi epica che nella sua complessità incarna la polisemia dell’umano.

Attorno a lui, come un valzer del tempo che scorre sotto gli occhi del visitatore che si ritrova ad essere spettatore si librano, come trafitti da un raggio di sole, le sculture della Sibilla Cumana: l’immagine del desiderio, del Divino segreto, di Lilith, Napoli Rivelata e Dialogo con Gemito.


Il Cristo Rivelato e le altre opere di Domenico Sepe saranno al Castel dell’Ovo di Napoli fino al 22 novembre. L’esposizione a cura di Daniela Marra e patrocinata dal Comune di Napoli è stata inaugurata lo scorso 30 ottobre nella Sala delle carceri.

“Una mostra – ha spiegato lo scultore Domenico Sepe – che racconta l’evoluzione e la creazione del ‘Cristo Rivelato’. Nella Sala delle Carceri a Castel dell’Ovo lavorerò a un’opera che racconta un simbolo, una figura legata a Napoli”. “Questa nuova opera per il 2022, di grandi dimensioni – ha poi raccontato Sepe -, nasce proprio da un nostro incontro in bottega dove partoriamo sempre grandi idee grazie a una serie di suggestioni artistiche”.

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