“Oggi si è persa la capacità di ascoltare e di osservare. Tutto è dato per scontato, soprattutto i sentimenti di una persona. A me vengono i brividi quando sento certe storie … Storie che ho potuto conoscere soltanto grazie alla fotografia”. Da poco è stata inaugurata la mostra “Storie d’Ammore”, prodotta da Mosaiko Enterprise con la collaborazione di Le Zirre e Unico Energia e Morgan & Partners. Tuttavia, Ciro Pipoli, il fotografo protagonista dell’evento, appare tranquillo. Mentre condivide la sua visione del mondo, alle sue spalle si scorgono alcune delle sue opere. “Sono una persona che tiene a bada i sentimenti, eppure questa mostra è stata una di quelle rare occasioni un cui sono riuscito ad emozionarmi: una cinquantina di persone davanti a me, pronte ad ascoltare quello che avevo da raccontargli”.

In una caffetteria a Napoli, in piazza dei Martiri, Ciro racconta la sua personale esperienza maturata nell’arco di sette anni. “Sono nato ai Quartieri Spagnoli nel 1996 e anche se sono cresciuto lì, non ho mai preso una direzione sbagliata. Questo è stato grazie ai miei genitori e all’educazione che ho ricevuto da loro”, dice. Spostando l’attenzione sulla sua attività, poi aggiunge: “Grazie alla fotografia ho trovato il mezzo efficace per potermi esprimere al meglio e, al contempo, offrire il mio contributo alla mia città”.

Si potrebbe dire che la mostra “Storie d’Ammore” è un tentativo di sfatare un mito e mettere in luce ciò che c’è di buono a Napoli. “Il mio più grande augurio è che attraverso la mia foto arrivi un racconto, oltre che un’immagine, perché cerco di raccontare una realtà, come ad esempio quella dei Quartieri Spagnoli, in cui ci sono alcune persone che lottano costantemente nella vita quotidiana, persone che non hanno voce in capitolo all’interno della società”.

Anziani e bambini napoletani, dunque, non sono soggetti presi a caso. Essi sono stati scelti come protagonisti proprio perché rappresentano al meglio fatti e situazioni reali, che il fotografo ha vissuto in prima persona nelle affollate arterie della città di Napoli.  “Non c’è un distacco tra me ed i soggetti rappresentati ed è facile che io parli con loro almeno dieci o quindici minuti prima di fotografarli. Categoricamente, si deve instaurare un legame empatico ed un rapporto di fiducia”, afferma.

Quando gli viene chiesto “da chi sei stato ispirato?”, senza scomporsi Ciro Pipoli risponde: “Non ho mai avuto modelli di riferimento, nella mia famiglia nessuno è nel settore. L’unico che ci si avvicina un po’ è mio padre, che fa l’artigiano. Ho scoperto la fotografia all’età di diciassette anni, ero al mio secondo anno di informatica. Ricordo ancora ‘la mia prima volta’: a scuola ci fu presentato un progetto che prevedeva la narrazione di Napoli attraverso diversi medium (articolo, fotografia, ect). Era un concorso in cui gareggiavano più di venti scuole della città. Ogni studente doveva presentare la sua foto. In quell’occasione io presentai i miei scatti e vinsi. Arrivai primo tra tanti partecipanti. Quella non fu solo la mia prima esperienza, era un chiaro segnale che era la mia vocazione. Successivamente mio padre mi regalò una macchina fotografica”.

Ciro afferma che esordire come fotografo non è stato affatto semplice. “Inizialmente non avevo tecnica, mi lasciavo guidare soltanto passione”, confessa. Ci è voluto del tempo prima che riuscisse ad incontrare le persone giuste e, soprattutto, prima che riuscisse a trovare un posto di lavoro in uno studio fotografico.

“Lungo il cammino, più volte mi sono domandato se stessi prendendo la strada giusta. È una domanda che mi faccio tuttora, e credo che sia normale. Ma non appena faccio questi pensieri, vengo subito smentito dal risultato dei mie continui sforzi. Perché non posso nasconderlo, ad oggi posso affermare di aver raggiunto degli obiettivi importantissimi a livello professionale.”

A questo punto, nel raccontarsi, il giovane fotografo dei Quartieri Spagnoli dice molto, ma con molta umiltà omette dei dettagli. Sul curriculum di Ciro, difatti, risultano collaborazioni con brand importanti come Samsung, Nissan, Heineken, Warner Bros, Dolce e Gabbana e Mulino Caputo. Eppure per lui sembra tutto molto semplice: per raggiungere un obiettivo “basta avere tanta passione e perseveranza”.

Inoltre, parlando di social media afferma: “Anche nel caso di Instagram non ho mai fatto degli investimenti e non ho mai nemmeno snaturato il carattere poetico delle mie foto per riuscire ad accresce i followers”.  Sono in 64mila gli utenti che lo seguono su Instagram e il numero dei followers è cresciuto seguendo un’unica strategia: “In sette anni mi sono concentrato sulla qualità dei contenuti”. “Sulla piattaforma – rivela – ho sempre proposto le foto seguendo il mio gusto personale: ciò che mi ha sempre guidato è stata la sensazione del momento. Il fatto che  il team di Dolce e Gabbana abbia contattato me, che si sia fidato di un ragazzo che non ha mai fatto un lavoro nel settore, mi ha dato la consapevolezza che questa è la strada giusta da seguire. Questo è il giusto metodo di lavoro”.

Da quello che sappiamo non ci sono altre mostre in programma, sappiamo soltanto che ad ispirare Ciro Pipoli è il modello di Steve MacCurry, il fotografo statunitense che “ha spaziato con in suoi reportage in più generi, dalla street photography alla fotografia di guerra e dalla fotografia urbana e al ritratto”, e che un giorno gli piacerebbe “girare il mondo come ha fatto lui”.

Così toccherà aspettare e vedere quali altre storie sarà capace di raccontare il nostro caro fotografo dei Quartieri Spagnoli. Quel che è certo è che con il suo lavoro è riuscito ad accattivarsi la simpatia della stragrande maggioranza dei napoletani. Anche di quelli che vivono all’estero, che grazie alle sue foto, nonostante la lontananza, riescono a sentirsi “ancora a casa”.

Se vuoi sostenere tell, inviaci una donazione o scrivici a info@tellonline.it per la tua pubblicità sul nostro sito.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here