Fonte foto: OVD Info

Fughe e proteste, le reazioni in Russia alla mobilitazione parziale annunciata ieri dal presidente Vladimir Putin. A ruba i voli per Istanbul in Turchia e Yerevan in Armenia. E con il veloce esaurimento dei voli e l’aumento dei prezzi dei biglietti, c’è chi sta provando a scappare anche via terra: sui social sono state pubblicate immagini che mostrano lunghe code ai posti di frontiera. In diverse città migliaia di persone sono scese in strada, molte delle quali sono state arrestate. Il gruppo russo per i diritti umani OVD-Info ne ha stimato oltre 1.300.

L’organizzazione sta riportando costantemente aggiornamenti su dati e testimonianze di chi è stato fermato e ferito nel corso delle proteste. Il maggior numero di arresti sono stati eseguiti a San Pietroburgo e Mosca.


Dopo l’annuncio  di referendum sull’adesione alla Russia nelle aree occupate dell’Ucraina,  Putin ha ordinato la mobilitazione parziale, ossia l’impiego di riservisti militari nelle forze russe a sostegno delle operazioni in Ucraina, dove la Russia, nell’ultimo periodo, sta subendo numerose sconfitte. Le forze di Kiev sono riuscite a riconquistare una vasta area a est di Kharkiv. Nel discorso pubblico in cui ha annunciato la mobilitazione, Putin ha detto che ricorrerà a “tutti i mezzi disponibili” per proteggere la Russia, e tra tutti i mezzi disponibili ci sono anche le armi nucleari.

A mobilitarsi, subito dopo il suo annuncio, il gruppo di opposizione contro la guerra “Vesna“, che anche attraverso il canale Telegram ha lanciato le proteste e diffuso immagini della violenta repressione della polizia sui manifestanti. Chi protesta in Russia, senza autorizzazione, rischia fino a 15 anni di carcere. Lo ha ricordato l’ufficio del procuratore di Mosca, con la diffusione degli inviti su internet a partecipare alle contestazioni.

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