Due patologie gravi, risorse economiche limitatissime, anche a causa delle malattie che hanno impedito loro di lavorare, e il rischio concreto di finire tra un mese fuori casa per morosità, senza sapere dove andare. Protagonisti dell’intricata vicenda, dove la realtà sociale fa a pugni con le fredde sentenze del tribunale, sono Vincenzo Barone e Marina Longo, rispettivamente 64 e 60 anni. La coppia vive a Napoli e dagli anni ’90 occupa un appartamento di pertinenza dell’Asl Napoli 1 Centro (prima l’immobile rientrava nella disponibilità del Patrimonio del Comune di Napoli). L’alloggio, di 60 mq, si trova al terzo piano di uno stabile in vico Lungo Montecalvario, ai Quartieri Spagnoli, nel pieno centro storico.

L’azienda sanitaria napoletana è intenzionata a dare esecuzione a due sentenze del Tribunale di Napoli: una del 2008 e l’altra del 2017. Se nelle prossime settimane non si troverà una soluzione, quindi, di due provvedimenti saranno eseguiti e i coniugi Barone potrebbero ritrovarsi in strada. La loro condizione economica, non certo florida a causa delle enormi spese affrontate per le cure e dell’impossibilità di lavorare per la salute cagionevole, rende problematico affittare un altro appartamento.

Le patologie

Vincenzo, muratore per quarant’anni, ha subìto nel 2016 un trapianto di entrambi i polmoni dopo aver scoperto 10 anni fa di essere affetto da bpco ostruttiva e degenerativa. Marina dal 2019 affronta la battaglia contro un carcinoma ai polmoni ed è sottoposta a un ciclo di chemioterapie. Le cure, lunghe e costose – dicono entrambi – hanno progressivamente prosciugato i risparmi costringendo uno dei loro figli, Giovanni, a indebitarsi con la banca per oltre 30.000 euro.

L’indennità della legge 104 riconosciuta sia all’uno che all’altro è meno di 400 euro al mese, insufficienti per poter far fronte alle tante spese. Conseguenza, il pagamento dell’affitto che, come sostiene l’Asl Napoli 1 Centro, conferma un trend già in essere da prima. In assenza di un accordo sul piano di rateizzo, l’Asl napoletana vorrà dare seguito alle due sentenze del Tribunale di Napoli del 2008 e del 2017. Alla fine di ottobre, termine ultimo per l’ennesima proroga, Vincenzo Barone e Marina Longo potrebbero davvero trovarsi senza più un tetto sulla testa. Dunque, restano circa 30 giorni di tempo per invertire la rotta.

“Non abbiamo pagato l’affitto, è vero – dice Vincenzo – ma se è successo è perchè non potevo più lavorare e quindi non guadagnavo. Se mi fossi sforzato o avessi alzato dei pesi sarei stato in pericolo. Non solo: in attesa del trapianto sono stato costretto a ricorrere all’ossigeno praticamente tutto il giorno”. L’uomo, in cura per tanti anni all’ospedale Molinette di Torino, dal canto suo aggiunge: “All’inizio il canone mensile era di 50.000 lire, oggi siamo arrivati a 350 euro al mese. La proposta dell’Asl per rientrare dal debito e rateizzare è stata di versare ogni mese 350 euro più 250 euro sul debito. Gli affitti sono almeno di 800-900 qui nel centro storico, non credo di poterli pagare, se fossimo costretti ad andare via saremmo senza un’alternativa. Una vita di sacrifici da muratore è volata via in poco tempo”. Disperazione che si scorge anche in Marina, la moglie di Vincenzo. “In questa casa ci sono nata sessant’anni fa, la mia famiglia è qui da oltre 100 anni. Mia madre era assegnataria come casa popolare. quando siamo andati a Torino per le cure di Vincenzo alle Molinette, abbiamo pagato un affitto di 750 euro per una casa. Non possono cacciarci così».

Il sostegno del figlio Giovanni

Giovanni Barone, commesso di 37 anni, figlio della coppia, è stata la roccia di Marina e Vincenzo in questi anni difficili, pur vivendo in un altro quartiere di Napoli. “Per affrontare le spese mi sono esposto quasi per 32.000 euro con la banca. Io non sono ricco, non ho tutte queste possibilità economiche visto che lavoro come commesso. Oltre alla proposta di 350 euro più 250 per il debito avremmo dovuto trovare subito almeno altri 4/5000 euro divisi in due tranche. Questa proposta non è stata accolta. Ci hanno chiesto il 30% della morosità totale ma non possiamo pagare e sono in debito con la banca”. Per cercare di coprire le perdite, Giovanni ha avviato nelle scorse ore una raccolta fondi su Gofundme (https://www.gofundme.com/f/aiutate-i-miei-genitori-malati?utm_campaign=p_cf+share-flow-1&utm_medium=chat&utm_source=whatsapp). “Come si può pensare di buttarci fuori casa in queste condizioni?”.

La posizione degli attivisti della campagna per il diritto all’abitare

Secondo Alfonso De Vito, tra gli attivisti punti di riferimento della campagna per il diritto all’abitare a Napoli, “non è possibile eseguire lo sgombero di due persone che sono in queste condizioni e che, dopo essersi viste riconosciute una pensione di invalidità, hanno fatto una proposta di pagare una rata su un debito che corrisponde alle proprie possibilità. Il passaggio dal patrimonio comunale all’Asl Napoli 1 Centro – aggiunge – è di fatto una privatizzazione. È davvero brutale pensare che un ente chiamato a curare le persone possa mettere in strada due persone dalle condizioni drammatiche”.

Le mosse dell’Asl

Come già accaduto in passato, l’Asl Napoli 1 Centro ha accordato una proroga sino alla fine di ottobre. In pratica, ci sono altri 30 giorni per trovare una soluzione. In una missiva inviata ai coniugi Barone, a firma del direttore dell’U.O.C. Gestione Patrimonio Immobiliare e Beni Immobili registrati, la dottoressa Giuseppina Morgera, si legge: “All’esito di opportuna valutazione delle proposte avanzate si ribadisce la già comunicata, nonché comprovata impossibilità, da parte di quest’azienda, di accogliere una dilazione dei pagamenti entro i termini configuratisi in evidente contrasto con le procedure che disciplinano i piani di rateizzazione del debito, in spregio alla normativa vigente ed al principio di parità di trattamento”.

Ecco, poi, la parte che concede la proroga di un mese annessa alla necessità di trovare una formula per permettere ai coniugi Barone di rimanere nella casa ai Quartieri Spagnoli: “Si rinnova la disponibilità di quest’Azienda ad addivenire ad un accordo bonario e pertanto si concede, nuovamente e per l’ultima volta in via bonaria, ulteriore termine per la presentazione di una proposta valida e ragionevole, entro e non oltre trenta giorni” dalla produzione del protocollo. Dunque, ci sarà tempo sino alle fine di ottobre per cercare una soluzione. Fine ottobre è dietro l’angolo, che succederà? Ad oggi la situazione è incerta.

I chiarimenti della stessa Asl

L’Asl Napoli 1 Centro, attraverso il suo direttore generale Ciro Verdoliva e la stessa dottoressa Morgera, cerca di chiarire i fatti, ricostruendo la vicenda dal punto di vista cronologico. L’immobile di vico Lungo Montecalvario 22 “è occupante sine titulo dal 1999, cioè da 23 anni” e gli “occupanti”, l’aggiunta, per tutti questi anni – non hanno mai corrisposto alcuna indennità mensile (non si definisce come canone mensile in quanto l’occupazione è sine titulo e, pertanto, il termine corretto è “indennità”)”. “Con sentenza n°43/2008 il Tribunale di Napoli ha accertato – si legge nella nota – l’occupazione sine titulo ed ha condannato gli occupanti al rilascio dell’immobile occupato determinandone il canone ad Euro 417,63/mese da corrispondere per sanare le mensilità non pagate. Al fine di evitare la procedura esecutiva di sfratto, gli occupanti hanno sottoscritto (nel 2008) un accordo di rateizzazione e riconoscimento di debito; nessuno degli obblighi di tale accordo é stato rispettato dagli occupanti con conseguenziale perdita del beneficio del termine”. Inoltre, a seguito “di nuova azione della ASL Napoli 1 Centro, gli occupanti, con sentenza del Tribunale di Napoli n°5856/2017, sono stati altresì condannati al pagamento della somma di € 21.685,29 a titolo di indennità per l’occupazione dell’immobile de quo dal 1999 fino al febbraio 2012, nonché al pagamento dell’ulteriore somma mensile di € 329,13 a titolo di occupazione abusiva dell’immobile dal mese di marzo 2012 fino al rilascio dell’immobile (rilascio a tutt’oggi non ancora concretizzatosi), oltre interessi legali, spese di giudizio, spese generali”. Infine – ricordano sempre dall’Azienda sanitaria locale napoletana – alle “richieste dell’occupante di avviare un tavolo di bonario componimento in ordine all’esecuzione della Sentenza del Tribunale di Napoli n°13882/17, il Direttore Generale, nel luglio 2022, ha delegato la Direttrice dell’U.O.C. Patrimonio, ad agire in nome e per conto dell’ASL Napoli 1 Centro, al fine di individuare soluzioni concordate per le modalità di esecuzione della predetta sentenza e per la sanatoria della morosità pregressa, manifestando la disponibilità aziendale a soprassedere temporaneamente all’accesso da parte dell’Ufficiale Giudiziario preposto, alla procedura di sfratto esecutivo”.

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