Oltre 20.000 km in sella alla sua bici per dire con forza: “Stop alla guerra in Ucraina”. Un grido disperato, condiviso e recepito da (quasi) tutte le persone incontrate da Mykola Zhyriada lungo tutta la penisola italiana dal giorno della partenza da Udine, il 1° agosto scorso. Zhyriada è un pittore ucraino di 51 anni, specializzato nel rifacimento delle case. Originario di Cherniv, città dell’Ucraina settentrionale, vive da venti anni in Friuli dove ha messo su famiglia. Il suo cuore, però, soprattutto in questo momento tragico che dura da più di 7 mesi, è con i suoi connazionali rimasti in Patria, la cui vita è stata devastata dall’invasione dell’esercito russo partita il 24 febbraio scorso.

“Vogliamo che Vladimir Putin ci lasci in pace. Noi abbiamo la nostra cultura e deve essere preservata. Se il presidente della Federazione russa vuole aiutare il Donbass e ci chiama fratelli, come mai ha bombardato anche Kiev, Odessa, Leopoli?” si chiede Miykola. Dopo la partenza in bici, nella scorsa estate, l’operaio 51enne ha prima percorso tutta la costa ionica, arrivando sino a Reggio Calabria. Nella città reggina è stato ospitato da amici mostratisi vicini al suo dolore. “I russi non c’entrano niente – insiste Zhyriada – è una guerra voluta solo da Putin. Questo è dimostrato dalle proteste nelle città della Russia e la fuga del Paese a seguito dell’annuncio della mobilitazione parziale”.

Il capo del Cremlino “sta mandando altre persone al fronte, ma non lo fa per spaventare noi. Serviva al governo russo per arrestare le persone e mandarle a combattere. Io all’inizio ero a favore di Putin perché pensavo potesse rappresentare un cambiamento, invece è stato solo un bluff”. Lasciata Reggio Calabria, nelle successive settimane Miykola è tornato a Mestre in traghetto cominciando di nuovo quasi subito a viaggiare in bici attraverso l’Italia, scendendo questa volta il versante tirrenico sino alla Sicilia e poi Napoli (dove ha ricevuto di recente una medaglia da parte dell’amministrazione comunale), Roma, la Toscana, prima di tornare dalla sua famiglia in Friuli, che si è già detta orgogliosa di lui.

Un viaggio itinerante fatto di numerose tappe, di tanti incontri con le persone di tutt’Italia per sensibilizzare tutti sul tema della pace, e di riposi notturni sulle spiagge italiane. “Ho trovato tante persone che mi hanno ospitato quando non dormivo sulle spiagge – racconta ancora Mykola indossando quasi sempre una maglietta con la scritta “Stop alla Guerra” – molti miei vicini e altre persone hanno pianto quando cominciata la guerra. Si tratta di un genocidio. Putin si fermi, anche se pare non voglia”.

Ma qualcuno è sembrato sensibile alla narrazione putiniana sull’operazione militare speciale? “Qualcuno che ha gridato ‘W Putin’ c’è stato. Menomale che erano in auto e io in bici, così non ci potevo litigare visto che non è nella mia natura”. La stretta attualità della guerra in Ucraina, oltre ovviamente ai continui bombardamenti e ai combattimenti tra i due schieramenti bellici, il referendum, definito da molti una farsa per il risultato scontato, voluto dalla Russia per l’annessione dei territori di Kherson e Zaporizhzhya a Sud Est e di Donetsk e Lugansk. Considerandoli oramai territorio russo, la Federazione potrebbe adottare la dottrina di utilizzo delle armi nucleari se le truppe ucraine continuassero nella controffensiva.

“Non si possono cambiare così i confini e la storia di un Paese come l’Ucraina. Anche io, dopo l’indipendenza, ho cambiato nome in Mykola, e non in Nikolaj (in russo) come era prima. Noi vogliamo vivere in pace” afferma Zhyriada, che non sente la fatica, ma il dolore degli ucraini come lui, costretti a soffrire per un gioco politico più grande di loro.

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