“Il mondo è bello perché è vario” è una frase che abbiamo detto o sentito spesso. Siamo soliti utilizzarla anche in contesti personali, che non hanno nulla a che fare con tematiche mondiali e culturali, ma se analizziamo testualmente la frase possiamo affermare che è davvero così. Le varietà del mondo, le particolarità di un Paese fanno sì che quel Paese sia diverso dagli altri. Si sa, ogni Paese ha diverse culture, religioni, cibi, festività e tanto altro. Anche diversi calendari. Quello gregoriano non è utilizzato ovunque. L’Etiopia, per esempio, utilizza ancora il suo calendario originale: l’anno nuovo si calcola con sette anni indietro rispetto al nostro calendario. Attualmente in Etiopia è l’anno 2015; dall’11 Settembre fino al 31 Dicembre è sette anni indietro ma dal 1° Gennaio 2023 fino a 11 Settembre 2023 è otto anni indietro) e la causa sembrerebbe essere il diverso modo di calcolare la data dell’Annunciazione.

Tredici mesi

Il calendario etiope è formato da 13 mesi: i primi 12 mesi hanno una durata di 30 giorni mentre il 13esimo ha una durata di 5 giorni (oppure 6 negli anni bisestili), avendo così un totale di 365 o 366 giorni. Il mese che si prolunga, quando l’anno è bisestile, è il 13esimo mese e si chiama “Pacumie” o “kakumen”. E per sapere se il “Pagume” sia 6 o 5 giorni, si divide l’anno per quattro. Se il residuo è 0, 1 o 2, il “Pagume” avrà 5 giorni, ma se il residuo è 3, “Pagume” sarà 6 giorni. I nomi dei mesi in ordine sono: Meskerem, Tikimt, Hidar, Tahsas, Tirì, Yekatit, Megabit, Meyazeya, Genbot, Senay (si pronuncia senè), Hamlay (si pronuncia hamley), Nehasay (si pronuncia nahasy) e infine Pagume.

Le stagioni

Le stagioni sono sempre quattro ma la diversità sta nel nome e nella rappresentazione. La primavera equivale a “piccola pioggia”. Ma non solo. Essa è anche il tempo in cui si prepara la terra per l’estate, si raccoglie qualcosa che si semina alla fine dell’autunno, inoltre è anche il periodo in cui uno semina i grani che richiedono lungo tempo per maturare come ad esempio “teff”, “mais”, “atona”, che è una specie di orzo che richiede circa 5 o 6 mesi per maturare. L’autunno è il classico tempo di raccolto ed è anche il periodo dei fiori.
L’inverno rappresenta il tempo secco, senza tanta attività di agricoltura o pioggia mentre l’estate è il tempo di pioggia.

Le festività

Un altro argomento curioso sono le festività. Il capodanno prende il nome di Enkutatash e l’inizio dell’anno nuovo in Etiopia si celebra l’11 Settembre secondo il calendario Gregoriano (12 settembre se l’anno è bisestile). Il Natale, che in tigrino prende il nome di “Lidet”, si festeggia il 29 Tahesas, che in Italia equivale al 7 gennaio mentre la vigilia si festeggia il 6 gennaio. Hosaina sarebbe la domenica delle palme e per quanto riguarda questa festività, il periodo di celebrazione spesso varia. Fasika, è il nome che viene dato alla Pasqua e anche per quanto riguarda questa festività il periodo dei festeggiamenti varia ma teoricamente si celebra ad aprile. Oltre alle festività principali, si aggiungo anche le tantissime festività religiose.

La quaresima

Alla lista delle curiosità sull’Etiopia si aggiunge quello del digiuno legato alle festività.
Prima dell’arrivo della Pasqua avviene il periodo di quaresima che in Etiopia ha durata di 55 giorni. Il periodo di quaresima si calcola aggiungendo ai 40 giorni (che si digiuna in commemorazione del digiuno di Gesù) altri 15 giorni (i giorni in memoria del digiuno del profeta Giona, chiamato digiuno di Ninive, e 7 giorni in memoria del digiuno del re Heraclius e infine 5 giorni per la settimana Santa). Ma non tutti calcolano la quaresima nello stesso modo, alcuni non aggiungono i 3 giorni del digiuno di Ninive alla Quaresima ma aggiungono 5 giorni della settimana Santa, sabato prima della domenica delle Palme, il giorno della domenica delle Palme e infine il sabato che segue il venerdì Santo.Attenzione, però: molti confondono il digiuno ortodosso con il Ramadan.
Chiariamo, dunque, che il Ramadan fa parte della cultura islamica e consiste nel digiuno dall’alba al tramonto, dove i musulmani si astengono dal consumo di cibi e bevande ecc. Il digiuno ortodosso è ben diverso.

Il digiuno

In Etiopia, ad esempio, i fedeli possono mangiare e bere in ogni fascia oraria senza aspettare il tramonto, ma si astengono completamente da tutti gli alimenti di origine animale e dai suoi derivati (uova, burro, latte, ecc..). Un digiuno, di breve durata rispetto a quello di Pasqua, si presenta anche prima del Natale. Il digiuno (così come la quaresima) si interrompe quando i fedeli, dopo la processione si recano nelle loro case per il banchetto.
Le festività vengono celebrate in famiglia, le persone si riuniscono per scambiarsi doni e dare inizio al banchetto (sono esclusi alimenti a base di suino). Il cibo è sempre fatto in casa, così come le bevande. E, come sempre, a fine pranzo c’è il “bunna”, ovvero l’immancabile caffè. Ma la festa non termina nelle case, i festeggiamenti proseguono per le strade, ci si ritrova in un grande spazio all’aperto dove si balla e si canta in modo tale da poter festeggiare tutti insieme.

Il caffè etiope

Dato che lo abbiamo citato, aggiungiamo alla lista la particolarità del caffè, o meglio, la particolarità nel prepararlo. Come detto precedentemente, il caffè viene chiamato “bunna” e il sapore è ben diverso rispetto a quello che siamo soliti bere in Italia, dunque vi consiglio di assaggiarlo se l’Etiopia è nella vostra lista dei luoghi da visitare, potrete assaggiare il vero aroma, il sapore naturale e la leggerezza di una buona tazza di caffè e il trucco è nel prepararlo…Vi spiego meglio. Innanzitutto, ripercorriamo un po’ la storia del vero caffè. Per chi non lo sapesse, il caffè nasce in Etiopia, precisamente in una regione chiamata “Kaffa”. Lì furono scoperte le prime piante di caffè, ma inizialmente nessuno riusciva a comprendere l’utilità di quelle bacche. Tutti raccontano che secondo la tradizione, le bacche di caffè venivano mangiate dalle pecore che passavano dall’essere solitamente pigre ad essere energiche, successivamente venne sperimentato anche dal pastore che confermò di sentirsi energico. La voce incominciò a spargersi e per un periodo il caffè veniva mangiato e non bevuto poiché non sapevano come assumerlo. Negli anni successivi, provarono ad arrostire i chicchi e in quel modo compresero che quello fosse l’utilizzo giusto. La pratica, poi, si diffuse in tutto il mondo. In Etiopia però il rito del caffè è diverso, iniziando dall’atmosfera.

La donna, solitamente, sparge delle erbe per terra e mette un po’ di incenso in un angolo. Si preparano i popcorn (con i chicchi di mais fresco), che vengono messi nei cesti colorati etiopi con l’aggiunta di caramelle. Successivamente la donna si accomoda su un basso sgabello, accende un piccolo braciere di carbone dove si arrostisce in un piccolo pentolino di ferro i chicchi naturali di caffè e una volta cotti al punto giusto, la donna passa tra gli invitati scuotendo il pentolino per far sentire il profumo che emanano i chicchi. Dopodiché i chicchi vengono macinati o tramite il macinacaffè elettrico oppure manualmente tramite il mortaio. Successivamente si mette sul braciere una piccola brocca di terracotta con un lungo collo, contenente all’interno l’acqua, si aggiunge il caffè macinato e si chiude il boccale della brocca con un piccolo batuffolo di paglia. Una volta che il caffè è pronto si appoggia su una specie di cestino, si lascia riposare un paio di secondi e si distribuisce nelle tazzine tipiche etiopi senza manico. Il rituale del caffè si ripete solitamente tre volte.

L’alfabeto etiope

Un’altra particolarità da aggiungere alla lista è quella dell’alfabeto etiope.
Si tratta dell’alfabeto ge’ez, utilizzato per la lingua ge’ez (ovvero l’antica lingua semitica dell’Etiopia e dell’Eritrea) e al contrario degli alfabeti di altre lingue semitiche, come l’arabo o l’ebraico, l’alfabeto ge’ez si scrive da sinistra verso destra.

E, per concludere, sapevate che in Etiopia ci sono tantissime lingue?
Sia chiaro, la lingua principale è l’amarico, poi ci sono il tigrino e poi l’oromo. Ma attenzione: non sono solo queste le lingue parlate in Etiopia, poiché la popolazione etiope è composta da più di 70 gruppi etnici e, tra le lingue e i dialetti, le lingue parlate sono più di duecento.

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