“Avevo detto a Putin che potevamo fare fuori Prigozhin, ma gli ho suggerito di non farlo perché dopo non ci sarebbe stato alcun negoziato”. Il presidente bielorusso Lukashenko ha raccontato qualche retroscena parlando della telefonata con il leader del Gruppo Wagner, Evgenij Prigozhin, che ha permesso di bloccare l’avanzata dei mercenari verso Mosca. Lukashenko ha rivelato dei suoi tentativi al telefono per raggiungere un accordo con un uomo che avrebbe detto di voler vendicare un presunto attacco dell’esercito russo ai suoi soldati.

Al termine del colloquio con il presidente della Bielorussia, era arrivato l’annuncio della ritirata da Mosca che ha fatto tirare un respiro di sollievo al mondo: tramite un audio su Telegram, Prigozhin comunicava che i miliziani della Wagner avrebbero fermato l’avanzata verso Mosca per evitare “spargimento di sangue”.


Bloccata la marcia verso Mosca dopo la mediazione con Lukashenko, il leader del Gruppo Wagner sarebbe arrivato in Bielorussa nelle scorse ore. Ma chi sono i Wagner?

Chi sono i mercenari Wagner?

Il Gruppo Wagner è una compagnia militare privata, ma anche una rete di aziende e organizzazioni di influenza politica che godono dell’appoggio implicito dello stato russo. Il leader è Evgenij Prigozhin, un oligarca inizialmente accanto al presidente russo Vladimir Putin. Nel gennaio 2023, gli Stati Uniti ne hanno parlato come “organizzazione criminale internazionale”, anche a causa di “numerose esecuzioni sommarie e brutalità contro civili” documentate dall’Onu nella Repubblica Centrafricana ed in Mali.

I mercenari di Wagner si sono palesati per la prima volta durante l’invasione della Crimea del 2014, sostenendo l’esercito russo. Successivamente la loro presenza era nota in Siria, accanto alle forze di Bashar Al-Assad, per raggiungere il continente africano in Libia, sostenendo il generale Khalifa Haftar. Proprio ieri il Dipartimento di Stato degli Usa ha annunciato che in Africa contro il gruppo saranno adottate nuove misure che non hanno nulla a che vedere con la marcia verso Mosca dei giorni scorsi.

La presenza del gruppo Wagner in Africa e lo sfruttamento delle miniere

Secondo vari studi, il gruppo Wagner ha la propria “base operativa ed economica in Africa” dove svolge attività in tredici diversi Paesi: Libia, Eritrea, Sudan, Algeria, Mali, Burkina Faso, Camerun, Sud Sudan, Guinea Equatoriale, Repubblica Centrafricana, Madagascar, Mozambico e Zimbabwe. Ha attivato collaborazioni in alcuni casi di tipo militare, in altri solo commerciali: l’obiettivo è da un lato di ottenere vantaggi economici, con lo sfruttamento delle risorse locali, dall’altro creare nel continente una rete di governi vicini alle posizioni russe e in opposizione ai paesi occidentali.

I mercenari del gruppo, come già detto, avevano iniziato a operare in Libia dopo la fine del regime di Muammar Gheddafi e l’inizio della guerra civile, e avevano affiancato le milizie del maresciallo Khalifa Haftar nella guerra contro il governo di Tripoli, sostenuto dai Paesi occidentali. La Repubblica Centrafricana, per esempio, è diventata per la Wagner un partner privilegiato (ha 13 basi militari): gli ha prestato i suoi servigi militari a difesa del governo del presidente Faustin-Archange Touderà, minacciato dai ribelli e da una guerra civile, avendo in cambio un accesso privilegiato alle miniere d’oro e di diamanti, oltre ad avere il controllo di alcuni ministeri. Significativo, da questo punto di vista, il divieto di sorvolo dei droni, deciso a febbraio dal governo centrafricano, proprio per tutelare le attività di Wagner nella miniera d’oro di Ndassima, recentemente ampliata e messa in sicurezza.

E una situazione simile si sta verificando in Mali e in Burkina Faso. Con il fallimento dell’operazione anti-terrorismo Barkhane e il conseguente ritiro dei francesi, il campo si sarebbe aperto ai russi e alla Compagnia Wagner (i governi di questi Paesi negano) che così sarebbe passata all’incasso.

Secondo un recente rapporto dell’Africa Command degli Stati Uniti, il Mali paga Wagner il corrispettivo di 10 milioni di dollari al mese sotto forma di risorse naturali come oro e pietre preziose. Per questo, grazie al gruppo mercenario, la Russia sarebbe diventata un partner privilegiato di molti Stati africani. Per anni, il gruppo paramilitare Wagner è stato considerato il braccio armato di Mosca all’estero, in particolare in Siria e in diversi Paesi africani.

Ad accusare i Wagner sulla situazione dell’abuso di risorse naturali è anche un funzionario della Casa Bianca – come citato dal Guardian – secondo il quale il fondatore di Wagner, Yevgeny Prigozhin, avrebbe interesse a assumere il controllo delle miniere di sale e gesso vicine al centro abitato. Anche Washington scende in campo su questa tematica che, come ricorda il quotidiano britannico, aveva già accusato i mercenari russi di sfruttare le risorse naturali nella Repubblica Centrafricana, in Mali, in Sudan e altrove per contribuire a finanziare l’invasione, nonché di aver preso in consegna una spedizione di armi dalla Corea del Nord.

I Wagner in Sudan

La Bbc ha portato alla luce come i Wagner abbiano presunti legami commerciali e militari con il Sudan, anche se il gruppo nega qualsiasi coinvolgimento nel conflitto.
Nel 2017, l’allora presidente sudanese Omar al-Bashir firmò una serie di accordi con il governo russo durante una visita a Mosca, che includevano un accordo per la Russia per istituire una base navale a Port Sudan sul Mar Rosso, nonché “accordi di concessione sull’estrazione dell’oro tra la società russa M Invest e il Ministero sudanese dei minerali”.
Nel 2021, un canale Telegram collegato a Wagner pubblicò immagini di un comandante Wagner senza nome che assegnava cimeli ai soldati sudanesi in una cerimonia tenutasi due anni prima.

Mentre nel luglio 2022, questo canale diffuse un video che presumibilmente mostrava mercenari Wagner che conducevano esercitazioni di atterraggio con paracadute per le forze sudanesi.

La stessa fonte si collegò al profilo Instagram di un mercenario russo anonimo, definendosi un “libero professionista” e condividendo storie delle sue imprese in Sudan in post di agosto e ottobre 2021.

 

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E, per concludere, in un film d’azione di propaganda di Wagner del 2020, il Sudan è stato descritto come uno dei Paesi in cui operano i mercenari.

 

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