Dopo la Grecia, la Turchia e la Bulgaria, l’uragano Daniel è arrivato anche in Libia e ha portato morte e distruzione. I venti tra i 120 e i 150 chilometri orari e la pioggia fino ai 250 millimetri hanno tolto la vita a un numero al momento imprecisato di persone: centinaia, probabilmente migliaia.

La tempesta si è abbattuta sull’area orientale del Paese. Il primo ministro del governo della zona est, Osama Hammad, ha parlato di migliaia di persone disperse.

Bengasi, Jabal Al-Akhda, Susa, al Bayda, Al Marj e Derna sarebbero tra le città più colpite. A Derna si contano i danni maggiori.

Secondo la Mezzaluna Rossa, il bilancio è di almeno 300 vittime, ma è un dato destinato a lievitare.

Il crollo di due dighe avrebbe provocato la distruzione di buona parte della città, inondata di acqua e fango. Il torrente della valle del Derna sarebbe straripato e l’acqua avrebbe invaso la città. Secondo le autorità libiche, sarebbero tra i 5mila e i 6mila i dispersi solo a Derna, dove vivono circa 100.000 persone. Il consiglio comunale ha affermato sulla propria pagina Facebook che “la situazione è catastrofica e fuori controllo” e ha chiesto l’intervento internazionale.

Secondo quanto riporta il Libya Observer, la tempesta ha interrotto tutte le comunicazioni a Derna. Il premier Hammad ha detto ai giornalisti di aver registrato 2000 morti solo nella città costiera e ha confermato che interi quartieri sono stati spazzati via dalla tempesta. Secondo il ministro degli Interni del governo di Hammad, Essam Abu Zariba, i dispersi potrebbero anche superare i 5mila.

Dopo l’uccisione nel 2011 di Gheddafi, la Libia è divisa tra due amministrazioni rivali, quella della capitale Tripoli, riconosciuta a livello internazionale, e quella di Bengasi. I due governi hanno dichiarato tre giorni di lutto. Il primo ministro del governo libico riconosciuto a livello internazionale, Abdulhamid Dbeiba, ha dichiarato domenica di aver dato ordine a tutte le agenzie statali di “affrontare immediatamente” i danni e le inondazioni.

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