Foto di Tullio Fraiese

“Un unico sguardo con due occhi diversi”. È questo il leitmotiv che ha guidato Stefania Trotta nel curare la mostra delle fotografie di Paolo Covino e Giuseppe Vitale, “Anisocoria”, a Nola (Napoli) dallo scorso 15 dicembre. Una chiave di lettura delle opere in esposizione da cui nasce anche il nome della rassegna: “Sebbene – dice Trotta – ‘anisocoria’ sia un termine medico, che in greco significa ‘pupille diverse’, ho trovato sin da subito che comunicava bene l’idea dei due formati diversi che caratterizza l’esposizione”.

Le opere in mostra dialogano, in coppia, attraverso dei punti in comune che si fondono nell’installazione allestita nell’ipogeo di “Spazio Amira”, lo spazio che ospita la rassegna, dove gli artisti hanno dato vita ad un terzo occhio, interiore, in cui i visitatori possono vivere le opere in modo immersivo.

Foto di Tullio Fraiese

Gli artisti Giuseppe Vitale e Paolo Covino raccontano che si sono conosciuti nel 2018, in occasione della terza edizione del laboratorio irregolare tenuto da Antonio Biasiucci. I loro lavori, seppur differenti per visione, condividono lo stesso metodo di ricerca artistica: “Non restare in superficie – dice Giuseppe Vitale – ma scavano in profondità in modo da ottenere immagini essenziali, libere dal superfluo”.

Avendo in comune esperienze similari, i due artisti sono poi diventati amici. Da allora c’è sempre stata l’idea di fare una mostra insieme, perché i loro lavori sono così opposti quanto adiacenti. “Raccontiamo – dice Paolo Covino – di una mancanza: Giuseppe, con la sua fotografia, trova frammenti di memoria per sopperire alla mancanza del padre, io cerco di scongiurare la mancanza futura dei luoghi della mia infanzia.”

La ricerca sugli altari/letti di Paolo Covino, nasce allo scopo di preservare la memoria della casa dei suoi progenitori.

Foto di Tullio Fraiese

Un lavoro antropologico che nasce dallo studio di un fenomeno che ci racconta l’artista: “Molto spesso, nelle mie zone, questa tipologia di abitazione, dopo la morte degli anziani proprietari, viene venduta o abbandonata, senza che se ne conservi il valore affettivo e memoriale. Inoltre, la mia ricerca si concentra sulla camera da letto, in quanto ultima stanza della casa, il luogo più intimo, più sacro. Un concentrato di tradizione, culto e superstizione che racconta ma non svela i custodi di una realtà che si sta dissolvendo”.

Giuseppe Vitale, invece, ha iniziato la sua ricerca dopo un lutto familiare, quindi la sua è “una liberazione attraverso il gesto del fotografare. Le immagini – rivela – sono il frutto delle mie visioni improvvise. La fotografia come mezzo di cura. Il piccolo formato rispecchia forse il mio mondo interiore, cerco in qualche modo di proteggerlo come un nascondiglio, delineando confini molto stretti”.

Questi due mondi dopo il laboratorio irregolare conoscono poi un terzo mondo, quello che con dedizione ha costruito nel tempo a Nola, Raffaele Avella, presidente dello Spazio Amira, che ospita la mostra.

Alla domanda sui nuovi progetti per il prossimo anno, Giuseppe risponde che non pensa mai ad un titolo/idea prima di fotografare: “Il mio pensiero si ferma al gesto, all’atto di fare fotografia in maniera impulsiva. Lo faccio per necessità, diventa un rituale da compiere ogni volta”. Mentre Paolo ci anticipa che sta lavorando per documentare, o meglio interpretare, il terremoto del 1962 attraverso le persone e i luoghi che ne furono coinvolti. “Inizierò con il paese di mio nonno perché è lì vicino che ci fu l’epicentro. C’è sempre un forte significato autobiografico nelle mie ricerche, immagino perché sono molto legato alla mia terra e mi preoccupo profondamente di preservarne la storia”.

Domani, 5 gennaio, il finissage della mostra alle 19.00 e, nell’occasione, si avrà modo di parlare con gli artisti, che discuteranno con la curatrice sui propri lavori.

Foto di Tullio Fraiese

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