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Premiata “per la sua inconfondibile voce poetica che con l’austera bellezza rende universale l’esistenza individuale”. Questa la motivazione che ha portato a conferire il premio Nobel per la letteratura del 2020 a Louise Gluck, poestessa statunitense.

 

Gluck è nata a New York nel 1943 da genitori ebrei immigrati dall’Ungheria. Cresce a Long Island e vive un’adolescenza segnata dall’anoressia, problema su cui incentra alcune delle sue poesie.

Gluck era già risultata vincitrice di altri prestigiosi premi: il Pulitzer nel 1994 con la raccolta “L’iris selvatico” (“The Wild Iris”, 1993),  il Book Review’s Bingham Poetry Prize e The New Yorker’s Book Award in Poetry.

La neo vincitrice del Nobel, che vive a Cambridge, in Massachussetts, fa parte dell’American Academy of Arts and Letters ed insegna poesia all’Università di Yale. Nel corso della sua carriera ha pubblicato dodici antologie di poesie. Tra le altre sue raccolte di poesie, “Vita Nova”, “The Seven Ages” e “Averno”.

“Averno”, uscita negli Stati Uniti nel 2006, contiene una riscrittura del mito greco di Persefone e in Italia la raccolta è stata pubblicata da una libreria di Napoli che opera anche come casa editrice, la Libreria Dante & Descartes.

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Tra le raccolte tradotte in italiano, anche “L’iris selvatico” (Giano, 2003).

 

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