“5 mila euro o vai via”, così la camorra si impossessa degli alloggi popolari

0
53

O 5 mila euro o la casa. Questo l’aut aut. Non c’era scampo. Era la camorra che decideva. Così una donna è stata costretta a lasciare l’abitazione che occupava con il figlio minore nella periferia orientale di Napoli, a Ponticelli.

La Squadra mobile di Napoli ha eseguito oggi un decreto di fermo di indiziato di delitto nei confronti di 3 persone considerate legate al clan camorristico De Luca Bossa. Sono ritenute gravemente indiziate del reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso ed al fine di agevolare l’organizzazione di appartenenza. Sono finiti agli arresti: Umberto De Luca Bossa, 27 anni, che per gli inquirenti è l’attuale reggente dell’omonimo clan, fondato dal padre, Antonio De Luca Bossa (alias “Tonin O’Sicc”), detenuto in regime di 41/bis; Umberto Boccardi, 29 anni (alias “Recchiolone”), e il 36enne Marco Sorrentino. Secondo l’accusa i tre indagati sarebbero andati a richiedere la cifra di 5mila euro a una donna per poter conservare il possesso dell’alloggio popolare. La vittima, a seguito delle minacce ricevute, non disponendo della somma di denaro, è stata costretta ad allontanarsi per evitare ulteriori ritorsioni.

Alloggi popolari nella mani della camorra

Quello scoperto a Napoli è solo uno dei tanti casi disseminati sul territorio. Un caso che ha trovato riscontro nelle indagini degli inquirenti. Tra Napoli e i comuni della provincia sono tanti gli alloggi popolari che risultano occupati dietro versamento di un compenso da chi non è legittimo assegnatario, e spesso quel denaro finisce nelle casse dei clan di camorra locali che anche attraverso l’assegnazione delle abitazioni si assumono il controllo del territorio.

Anche imprenditore vittima di estorsione

Un altro decreto di fermo è stato eseguito oggi dai carabinieri della compagnia di Torre del Greco e della tenenza di Cercola nei confronti di altri 4 soggetti ritenuti parte dello stesso clan di camorra (De Luca Bossa):  il 58enne Eugenio Bonito; il 43enne Giuseppe De Luca Bossa, fratellastro del fondatore del clan, Antonio; il 45enne Domenico Amitrano e il 47enne Carmine Fico Carmine Fico. I quattro indagati sono accusati di un tentativo di estorsione continuato commesso nei confronti di un imprenditore che, dopo aver subito in data 9 settembre gravi danni alla propria concessionaria di autovetture a causa dell’esplosione di un ordigno artigianale, ha ricevuto una richiesta estorsiva di 50mila euro.

All’alba di oggi è scattato il blitz di polizia e carabinieri. Il Giudice per le indagini preliminari ha emesso una ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di tutti e sette gli indagati.

Se vuoi sostenere tell, inviaci una donazione o scrivici a info@tellonline.it per la tua pubblicità sul nostro sito

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here