Fonte foto: La capra felice

Rifugiata, 42 anni, originaria dell’Etiopia. In Italia era diventata una stimata imprenditrice, oltre che un simbolo dell’integrazione. Agitu Ideo Gudeta è stata trovata ieri priva di vita nella sua abitazione tra le montagne del Trentino. Uccisa.

Per l’omicidio è stato fermato un collaboratore della sua azienda agricola, Adams Suleimani, 32enne ghanese. L’avrebbe ammazzata per uno stipendio non pagato, questa la sua confessione agli inquirenti. Indagano i carabinieri. Secondo quanto finora emerso, la vittima – riporta l’Agi – sarebbe stata colpita con un martello e, agonizzante, sarebbe stata sessualmente abusata.

Agitu viveva da circa 10 anni a Frassilongo, comune di poche centinaia di abitanti in provincia di Trento, in Val dei Mocheni. Tra le montagne del Trentino aveva trovato casa al suo ritorno in Italia. Nel Belpaese già ci era stata, come studentessa. A Trento aveva frequentato sociologia, poi era ritornata in Etiopia. Ma il suo impegno contro il fenomeno dell’accaparramento dei terreni agricoli per lo sviluppo delle monocolture, il “land grabbing”, l’aveva costretta a fuggire nel 2010 sotto le minacce del governo. Fra due giorni avrebbe compiuto 43 anni.

Fonte foto: La capra felice

L’impresa di Agitu

Tornata in Italia, si era messa ad allevare capre. Prefiggendosi una missione non da poco: recuperare un terreno abbandonato per allevarci capre destinate ad estinguersi, le Mochene. Dall’allevamento di capre aveva creato un’azienda agricola, “La capra felice”, premiata a luglio scorso da Legambiente con la “bandiera verde” come azienda rispettosa dell’ambiente.

Fonte foto: La capra felice

Con “La capra felice”, Agitu si occupava di allevamento di capre e galline, coltivazione e vendita di ortaggi biologici, formaggi e uova. Era arrivata ad allevare un gregge di 180 capre di razza pezzata mochena e camosciata, 50 galline ovaiole, e le sue coltivazioni si estendevano su 4mila metri quadrati di terreno.

La “capra felice” aveva da pochi mesi aperto una bottega a Trento, in piazza Venezia. Vendeva i suoi formaggi, realizzati con metodi tradizionali e sostenibili, ma anche prodotti della terra e cosmetici naturali. Aveva aperto a giugno scorso, in piena pandemia da coronavirus.

Agitu denunciò un’aggressione razzista nel 2018. Fu arrestato un vicino. L’uomo è stato condannato per lesioni, ma scagionato dall’accusa di discriminazione razziale. Il suo omicidio aveva portato immediatamente l’opinione pubblica a sospettare un collegamento con quell’episodio. Nella notte, però, è arrivata la confessione del collaboratore di Agitu.

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