Dialogare in sinergia con la rinascita del tempo in cui stiamo vivendo, attraverso l’arte. C’è uno spazio espositivo a Nola (Napoli) che, mosso da questa necessità dopo un periodo di emergenza sanitaria, accoglierà una serie di esposizioni personali. Si tratta di Spazio Amira, che a partire dalle 18 di oggi, in via San Felice, ospiterà la prima mostra, a cura di Stefania Trotta: “Riforestazione” di Pietro Mingione.

Il mondo di Pietro Mingione è una selva di colori in cui addentrarsi. Il percorso si snoda sul concetto di foresta contemporanea, intesa come proiezione di un mondo interiore che, come in natura, assume forme imprevedibili, paragonabili alla veduta aerea della macchia mediterranea. Questo tipo di vegetazione, sebbene spontanea, sembra destinata ad intrecciarsi immancabilmente con quella dell’uomo, che va ad agire  con le sue azioni spesso pesanti e deleterie sull’ambiente. La distanza qui però è ravvicinata, quasi immersiva. E la foresta non è quella che sembra.

Nella performance e nelle grandi tele esposte si vogliono aprire degli squarci, che siano in grado di creare un contatto tra i mondi sommersi dell’Io dell’uomo contemporaneo. In questa alternanza di in & out, entrano in gioco i motivi labirintici di Schiavone, che vanno a contaminare, come dei circuiti, le grandi tele, espressione della capacità creativa della più grande selva che esiste, il nostro cervello. Alla fine cosa resta? Questa è la domanda su cui l’artista si interroga e da cui nasce Out of Control.

In questa performance Mingione vuole rappresentare il getto della creatività che lo colpisce, come se non fosse lui l’artefice. In realtà, diventando egli stesso tela e quindi mezzo e strumento, porrà un dubbio cruciale, quello della paternità dell’opera, che come in un loop lo investe, inondandolo. La performance vuole stimolare un dibattito critico sulla natura dell’arte, diventata uno strumento di controllo dedita ad un sistema che la vuole soggetta ai propri interessi. Il processo di liberazione che attua Mingione nelle sue opere è simile a quello “dei pazzi che non si integrano all’ordine” (Baudelaire) e che trova rifugio nel primordiale gesto istintivo, come necessaria e non più recondita manifestazione espressiva.

Per gli spazi esterni Mingione ha pensato a delle installazioni che si ispirano ai cavalli di Frisia. Si tratta di ostacoli difensivi costituiti da un telaio portatile, coperto con lunghi chiodi in ferro/legno e filo spinato. Il loro scopo era quello di fermare cariche di cavalleria, ma sono stati utilizzati anche durante la seconda guerra mondiale. Qui vengono rivisitati con materiali poveri che imitano quelli reali. L’intento è di provocare uno shock, di far scattare una mina, un avvertimento a stare in allerta, più che di vero pericolo.

In un mondo dove regna il pensiero “lo potevo fare anche io”, chi è l’artista? Forse il messaggio della contemporaneità è proprio l’accessibilità all’arte, liberata da un sistema che la vuole relegata un‘elite per pochi? Siamo foreste che creano labirinti da inondare o siamo il punto di vista che guarda dall’alto, dalla dovuta distanza?

L’artista

Pietro Mingione (Pomigliano D’Arco, 1981) frequenta l’Istituto d’arte Umberto Boccioni di Acerra, qui sperimenta diverse tecniche sotto la guida del Professor Nunzio Meo, ma lascia la scuola per portare avanti la sua ricerca da autodidatta facendo esperienza diretta presso  botteghe d’arte e assistendo artisti . Si avvicina al mondo della Street Art e in un primo momento non abbandona il figurativo, prediligendo però già uno stile grafico tipico dei murales. Dopo aver visto una video performance di Emilio Vedova, sente di dover approfondire la sua conoscenza dell’arte informale e gestuale, la libertà totale del gesto e l’assenza di programmazione lo stimolano a studiare la fluidità e il potere ribelle del colore.

Le prime esposizioni avvengono tra Pomigliano e Nola. Nel 2010 partecipa ad una collettiva al PAN di Napoli a cui segue uno stage con lo studio grafico di Miami, Studio Storm di Torghensen. Dal 2011 al 2014 espone in varie gallerie e partecipa a varie iniziative artistiche che lo vedono coinvolto attivamente tra cui Una Piuma per Alda organizzata da Spazio Amira, partecipa alla mostra con asta in favore della reggia Real di Carditello in provincia di Caserta e a fiere come Art Fair a Forlì. Nel 2014 si affianca al direttore del museo di Rivisondoli, Enrico Papoff, che lo coinvolge nella cura del museo con l’antologica di Bruno Donzelli. Dal 2016 al 2019 collabora con diversi spazi espositivi  con azioni performative presso la galleria Arterrima di Caserta, ART Gallery al Vomero, Tunnel Borbonico di Napoli, We Space di Napoli, Palazzo Lancellotti di Casalnuovo, Lucis e Palazzo Allocca a Saviano. Intanto  collabora anche con brand come Feltrinelli, Mondadori, Gruppo Fiat e Boero. Nel 2019, insieme al fedele amico Ciro Ciccone e ad un gruppo di amici, crea uno spazio espositivo a Brusciano che diventa Museo e ne assume la direzione. Vive e lavora a Brusciano (Napoli).

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