Fonte foto: United Nations

“Siamo in una guerra per la casa e deve concludersi con una cosa: la vittoria completa, schiacciando ed eliminando Hamas”, ha detto in un discorso pubblico il presidente di Israele, Benjamin Netanyahu.

Intanto proseguono gli attacchi di Hamas, che sta continuando a lanciare razzi verso il territorio israeliano, molti dei quali sono stati intercettati dai sistemi di difesa israeliani. Si fa più caldo anche il fronte libanese, da dove sono partiti oggi degli attacchi contro quattro postazioni militari israeliane rivendicati da Hezbollah, che ha motivato l’aggressione come una risposta all’ “aggressione israeliana”. Poche ore prima ci sarebbero state alcune esplosioni al confine. Un giornalista di Reuters è stato ucciso mentre lavorava nel sud del Libano, la notizia è stata confermata in un comunicato dall’agenzia di stampa.

Dall’attacco di Hamas del 7 ottobre scorso, la pioggia di razzi è continua anche da Israele e si immagina che presto inizierà anche l’attacco via terra contro la Striscia di Gaza, dopo che l’esercito israeliano ha chiesto l’evacuazione di tutti i palestinesi di Gaza City, invitandoli a spostarsi verso Sud e a non rientrare fino a nuova comunicazione.

“I terroristi di Hamas – hanno scritto in una nota le forze di difesa israeliana – si nascondono nella città di Gaza all’interno di tunnel sotto le case e all’interno di edifici popolati da innocenti civili di Gaza. Civili di Gaza City, evacuate al Sud per la vostra sicurezza e quella delle vostre famiglie e prendete le distanze dai terroristi di Hamas che vi usano come scudi umani”. Le Forze di difesa israeliana (Idf) avrebbero anche distribuito dei volantini che invitano ad abbandonare il territorio.

Secondo i dati di Idf sulle vittime, aggiornati a questa mattina, negli ultimi 6 giorni sarebbero stati circa 1300 gli israeliani uccisi negli attacchi di Hamas, 3200 i feriti e 120 gli ostaggi. Sarebbero invece più di 1.500 – stando a quanto riporta la Bbc – le persone uccise a Gaza da quando Israele ha avviato i suoi attacchi aerei di ritorsione.

A Gaza il blocco di carburante, cibo e acqua rende più difficili anche i soccorsi e, mentre i civili palestinesi fuggono dal Nord della Striscia, anche a piedi, le organizzazioni internazionali stanno lanciando l’allarme, ritengono che gli ordini di evacuazione di Israele siano incompatibili con l’obiettivo di salvare civili, temono gravi conseguenze umanitarie.

“Gli orribili attacchi in Israele non possono giustificare la distruzione illimitata di Gaza. Gli ordini di evacuazione, insieme all’assedio completo, non sono compatibili con il diritto internazionale umanitario. Siamo impegnati a fornire aiuti a Gaza e ribadiamo la nostra disponibilità a visitare gli ostaggi lì”, avverte la Croce Rossa.

Anche l’Onu ha espresso la sua preoccupazione. “Si prevede che circa 1,1 milioni di persone lasceranno il nord di Gaza”, ha detto il portavoce delle Nazioni Unite, Stéphane Dujarric, aggiungendo che “l’Onu ritiene ‘impossibile’ che un simile movimento abbia luogo senza conseguenze umanitarie devastanti e lancia un appello affinché l’ordine venga annullato”. Il capo dei soccorsi dell’Onu, Martin Griffiths, esprime dubbi sulla possibilità che un numero così elevato di persone possa spostarsi attraverso una “zona di guerra densamente popolata” in sole 24 ore.

All’appello dell’Onu si è aggiunto quello dell’Oms (Organizzazione mondiale della Sanità) OMS ) che ha chiesto di revocare l’ordine di ricollocazione, che – ha affermato il portavoce Tarik Jasarevic – per molti equivale a una “condanna a morte”.

Sarebbero già oltre 423mila le persone sfollate, di cui 270mila avrebbero trovato riparo nei rifugi dell’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi  stando ai dati forniti dal capo dell’agenzia. Gaza “sta rapidamente diventando un buco infernale ed è sull’orlo del collasso. Non c’è eccezione, tutte le parti devono rispettare le leggi della guerra”, ha twittato l’Unrwa.

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